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17 maggio 2013

PER FARE UN FIORE CI VUOLE L'ALBERO

Vi presento i nostri meli:

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Lulù e Pimpi non sono due meli qualunque. Lulù e Pimpi sono due piccoli meli della Val di Non, che hanno "adottato" le mie bambine e che saranno affidati alle cure dei frutticoltori del Consorzio Melinda. 
Per tutto il mese di maggio è possibile partecipare al gioco-progetto "disegna un melo" che Melinda propone ai bambini.
In cambio del disegno i bimbi riceveranno una targhetta digitale con il loro nome e la fotografia del melo vero che hanno disegnato.
Il melo selezionato sarà di piccole dimensioni, così che il bambino possa ricevere periodicamente una fotografia che mostri i suoi cambiamenti con il passare delle stagioni, in particolare dalla fioritura in primavera, alla nascita dei frutti in autunno. Le spese per la cura del melo saranno interamente a carico di Melinda.

Se volete partecipare anche voi, ecco cosa dovete fare:
  • far disegnare al vostro bambino un melo
  • scegliere un nome con cui chiamarlo
  • caricare la foto sulla pagina facebook di Melinda
Cosa aspettate? ci sono ancora tanti meli da adottare!!

LA SCUOLA STA PER FINIRE: COSA FACCIAMO PRIMA DI ANDARE AL MARE?

A costo di sembrare noiosa, dico ancora una volta che l’ingresso alla scuola primaria stravolge completamente le abitudini della famiglia, non solo del bambino.
Paradossalmente anche se la fine dell’anno scolastico significa potersi finalmente concedere qualche week-end lungo e libero dai compiti, l’interruzione della routine casa-scuola-lavoro-scuola per un genitore rappresenta un problema. Se la nostra scuola materna ci garantiva tranquillità e zero pensieri fino a fine giugno, o, se sganciavi qualche euro in più, addirittura fino a fine luglio, la scuola primaria chiude i cancelli dopo la prima settimana di giugno.
Quindi come organizzeremo il nostro tempo, nell’attesa di partire per le tanto agognate vacanze?
Scelgo la soluzione più economica: i nonni, ovvero i miei ex-genitori, definiti tali perché, come direbbe una cara amica, io non esisto più e loro sono solo I NONNI delle gemelle.
Poiché a oggi non hanno altri nipoti, approfitto della loro disponibilità, anche perché so che le bambine sono felici di stare con loro. Hanno una casa con una specie di giardino in cui le bambine possono giocare e, con un po’ di insistenza, riescono a farsi portare anche al parco con le biciclette. Se va bene, sulla strada si fermano anche a comprare la focaccia o le figurine e per merenda mangiano il gelato o le fragole.
I primi giorni, quando torno a prenderle, mi fanno il gesto dell’ombrello: perché mai dovrebbero tornare a casa con la mamma cattiva che detta regole? Dalla seconda settimana, la situazione prende la piega che io preferisco, perché iniziano a dettare regole anche i nonni (altrimenti scapperebbe di casa anche il gatto) e poi si iniziano a fare i compiti. Ebbene sì, ho deciso che dai nonni faranno anche i compiti delle vacanze. I NONNI sono gioooovani, intelligeeeeenti e brillaaaaanti…e i compiti sono una scusa per tenere in casa le bambine nelle ore più calde, quindi sono sicura che non opporranno resistenza.
Il problema è che I NONNI vanno in vacanza a luglio. Ripeto che sono giovani, in pensione e, purtroppo per me, fanno a bene a godersi la vita e a farsi un viaggetto come si deve in un periodo in cui i prezzi non sono ancora alle stelle.
Bisogna trovare una soluzione per quelle due interminabili settimane.
Una settimana riusciamo a “sbolognare” le gemelle alla zia. Dopo la prima esperienza dell’estate scorsa, anche quest’anno le porterà in vacanza con sé. Le due signore se la spasseranno per sette giorni in un villaggio tra piscina e mare e, forse, mini-club.
Una è andata.
E per la seconda?
Lo scorso anno erano andate al campus organizzato dalla piscina comunale che prevedeva, oltre al corso di nuoto, un intenso programma di attività sportive, dall’atletica al gioco delle bocce. Sì, andavano anche al bocciodromo a giocare con i pensionati. Mi è piaciuto molto questo scambio di attenzioni reciproco anziani-bambini.
Il campus è stata una bella esperienza ma, se durante la prima settimana hanno imparato a nuotare, quando è cambiata l’istruttrice M non voleva più andarci.
Quando M aveva tre anni cadde in piscina. Fortunatamente non successe nulla di grave e, grazie all’intervento tempestivo dello zio, se la cavò con una bevuta di acqua e cloro. Ma resta pur sempre un’esperienza che segna e che può essere superata solo se si ha accanto qualcuno che trasmette sicurezza. Credo che in occasione della distribuzione della SICUREZZA al corso per istruttori, la seconda istruttrice fosse assente!
Quest’anno la piscina non è neppure da contemplare e, in fondo in fondo, visto il costo, non mi dispiace neppure.
Dalla prima elementare (mi ostino a chiamarla ancora così), nel mese di luglio, i bambini possono frequentare la scuola estiva. Che brutte parole SCUOLA-ESTIVA! Dopo un anno di scuola, i poveri bambini devono subire un altro mese di italiano-matematica-scienze?! Ci ho messo un po’ a far capire alle mie figlie che non si tratta di una scuola tradizionale ma di un campus…NOOOOO! NON E’ VERO CHE E’ UN CAMPUS!! SCHERZAVO!!
Insomma, l’edificio è una scuola della città, con un bellissimo, grande, giardino per giocare in compagnia di maestre belle e simpatiche. Un giorno andranno in piscina, un altro in gita. Costa poco e io sto tranquilla. Più bello di così?! Aspetto solo i moduli per l’iscrizione.
Per par condicio, vorrei citare anche le soluzioni alternative che avevamo valutato:
- Una settimana dai suoceri: anche loro sono sempre disponibili, ma non essendo proprio giovanissimi, rischierei di ritrovarli distrutti sul divano, mentre le bambine si lanciano dalle liane. In casa.
- Campus di inglese: corso intensivo tenuto da insegnanti madrelingua in un edificio triste nel centro della città. Scartato subito.
- Sport/adventure Camp: tradotto, COLONIE. Ma Keemp fa più figo. Bellissimo e divertentissimo, sì, ma tra viaggio, vitto e alloggio in una località di mare o montagna, ci costerebbe come una settimana alle Mauritius. Solo per pochi eletti.
- Centro estivo in ludoteca: propone un programma con laboratori artistici, psico-motricità, piscina, gioco libero o a squadre e anche svolgimento dei compiti. Completo…bello…abbastanza economico. Completamente al chiuso.
So che non ho influenzato nessuno e che converrete con me che, nella mia città, la soluzione della scuola estiva è la migliore!!

16 maggio 2013

ATTIVITA' CREATIVE

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Occorrente:
- rotolo della carta igienica
- feltro
- colla a caldo
- forbici per tessuti

14 maggio 2013

MAMMA, CI PORTI DAL DENTISTA?


Settimanascorsa siamo andate dal dentista. Negli ultimi due anni questa è stata laquarta volta.
Nonvoglio urlarlo troppo, ma le mie settenni hanno dei denti sanissimi, anche sequasi sicuramente mi attenderà un futuro di “edgewise” e di odio per i“brackets”.
Eallora perché vedo più spesso il dentista della parrucchiera?
Ilprimo dentino era spuntato all’ottavo mese avanzato. A entrambe. Nello stessogiorno. Ma lo stesso dentino ha deciso di abbandonarci presto, quando avevano appenacompiuto i cinque anni.
(Eccoun’immagine per  ripassare un po’ letempistiche di eruzione dei denti decidui e permanenti)


Adoggi abbiamo mandato in banca rotta un paio di topolini della zona e i dentipermanenti stanno spuntando grossi come quelli di un t-rex. Si parla tantodell’importanza di una corretta igiene orale fin dall’infanzia, ma ci sidimentica spesso che i bambini pranzano a scuola e che non hanno la possibilitàdi lavarsi i denti (né di masticare lo xilitolo dei Finlandesi).
Questosignifica che la placca si deposita sui denti, anche su quelli decidui, erimane lì per ore senza essere rimossa. La placca si trasforma in tartaro ed ècosì che i sorrisi smaglianti dei nostri bimbi diventano giallini.
Ma oltreal problema estetico, il tartaro può portare a patologie come carie o malattiegengivali.
Poichésiamo molto lontani dalla possibilità di far lavare i denti ai bambini dopo ilpranzo nella mensa scolastica, e quindi non è sempre possibile adottare lafantomatica corretta igiene orale, alcuni bambini siano vittime del tartaro.Almeno le mie lo sono. E vi assicuro che non dipende solo da caramelle edolciumi vari perché ne mangiano pochissimi.
L’unicomodo per rimuovere il tartaro è tramite l’ablazione che viene eseguita neglistudi dentistici.
Permolte mamme è già un problema riuscire a portare il proprio figlio daldentista, figuriamoci fargli aprire la bocca senza rischiare di far perdere ledita al dentista e lasciare debiti a tre generazioni. Le mie bambine alcontrario mi chiedono periodicamente “mamma, ci porti dal dentista a togliereil tartaro?”.
Moltimi chiedono come riesca a portarcele ben due volte l’anno e di quali potentistregonerie io sia capace.
Semplice.Basta non dire mai ai bambini frasi tipo:
“lavatii denti, altrimenti ti viene la carie e dobbiamo andare dal dentista!!”
“se tiviene la carie, andiamo dal dentista che ti fa una puntura lunga così… Ti devetrapanare i denti…Ti farà un male terribile…”
“buttavia il ciuccio, altrimenti dobbiamo andare dal dentista e metterel’apparecchio”
Non civuole uno scienziato per capire che con queste parole terrorizziamo il bambino,costruendo nella sua testolina un’immagine tipo Belthazor, che con la falce oil martello pneumatico si avvicinano malefici alla sua bocca.
Alcontrario, se facciamo credere ai nostri bambini che il dentista è come un magoche renderà i loro denti più belli e splendenti, vorranno andarci anche pertagliare i capelli.
L’ultimavolta il nostro mago ci ha messo anche una vernicetta sui molari (sigillaturadei solchi molari) e ha usato un raggio laser colorato per farla asciugare.Così i “dentoni” rimarranno sempre belli e sani.
Conqueste piccole astuzie, speriamo che non siano mai dolori…per i loro denti, maanche per il nostro portafoglio…



1° MAGGIO A MILANO

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Noncuranti del tempo, del corteo e di una folla di gente che si vede solo nel periodo dei saldi, abbiamo passato il nostro 1° maggio per le vie del centro di Milano.
Il bello di Milano e' che e' sempre capace di stupirci...

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