Gravidanza gemellare monocoriale biamniotica: vi racconto la mia

Sono due!

Due minuti di silenzio, due occhi fissi nel vuoto, due emozioni contrastanti, due lacrime che rigavano il viso ma soprattutto due cuori che battevano sul monitor.

E’ difficile spiegare a parole quello che si prova quando si scopre di aspettare due gemelli, soprattutto se solo dieci giorni prima ti avevano prospettato un possibile aborto per un ovulo apparentemente mal fecondato.

Invece l’ovulo si era fecondato anche fin troppo bene.

Mi sono sentita inghiottita da un vortice di emozioni, che passavano dalla felicità pura al timore di non essere all’altezza della situazione.

Avevo sempre desiderato avere due gemelli, perché da bambina osservavo con curiosità e invidia il rapporto e il legame delle mie cugine, ma non pensavo che potesse capitarmi davvero.

Le gravidanze gemellari infatti sono solo l’1-2% di tutti i parti e su queste incide parecchio l’ereditarietà, ma non era il mio caso.

Il ginecologo mi anticipò che ci saremmo visti molto spesso e che avrei dovuto fare controlli molto frequenti perché sembrava che si trattasse di una gravidanza gemellare monocoriale biamniotica (ero di 7 settimane e dall’eco non si evinceva con sicurezza) che è considerata una gravidanza a rischio.

Monocoriale biamniotica: cosa significa?

Ho sempre saputo che esistessero due tipi di gemelli: i gemelli derivanti da uno stesso zigote e i gemelli derivanti da due diversi zigoti fecondati nello stesso (o quasi) momento.

Quello che ignoravo era l’esistenza di tre tipologie di gemelli monozigoti, tra cui rientrano appunto i monocoriali biamniotici (in gergo twinsmammesco i mono-bi).

In pratica la gravidanza monocoriale biamniotica è caratterizzata dalla presenza di una sola placenta (corion), da cui si nutrono entrambi i gemelli, e due sacchi amniotici (amnios).

I rischi della gravidanza monocoriale biamniotica sono minori rispetto alla monocoriale monoamniotica, in cui i gemelli condividono anche lo stesso sacco amniotico, ma sicuramente superiori rispetto a una bicoriale, in cui ognuno ha anche la propria placenta.

Non mi ero fatta intimorire dagli avvertimenti del medico, perché avevo deciso di vivere la gravidanza più serenamente possibile, ma mi ero anche ripromessa di seguire scrupolosamente tutti i suoi consigli e di non sottovalutare mai nessun segnale del mio corpo.

I primi segnali arrivarono durante la nostra vacanza a Fuerteventura con amici: complici l’odore di würstel e crauti già a colazione e un’escursione in auto da Jandia a Corralejo, gli incontri faccia a faccia con il WC si fecero sempre più frequenti.

Fu una vacanza all’insegna del relax perché gli spostamenti in auto mi provocavano appunto nausee irrefrenabili e conseguente debolezza, quindi a volte facevo fatica anche ad alzarmi dal lettino della spiaggia.

Unica nota positiva: per la prima volta rientrai dalle vacanze non con 3 chili in più ma con 2 in meno.

Verso la fine della 10^ settimana le nausee iniziarono pian piano a diminuire fino a cessare completamente ma lasciarono il posto alla letargia: mi sentivo sempre molto stanca e l’unico mio desiderio era dormire.

La gravidanza era scandita dagli appuntamenti frequenti con il ginecologo, dagli esami per la toxoplasmosi e dalle ecografie.

Quella della 12^ settimana fu una delle più belle, perché l’emozione di vedere due esserini ormai formati fu immensa. La translucenza nucale era perfetta e arrivò anche la conferma che si trattasse di una gravidanza gemellare monocoriale biamniotica: c’era una sola placenta e una sottile membrana che le divideva i gemelli.

Alla fine della 21^ settimana invece feci la morfologica.

Come al solito con me il ginecologo ebbe il suo bel da fare e rimase impegnato per un’oretta a prendere misure come un architetto.

Guardavo fissa il monitor, senza distinguere nulla in quel groviglio di braccia e gambe e senza capire come lui riuscisse a misurare addirittura i setti nasali e il dito mignolo dei piedi.

Era tutto nella norma, a parte che i femori erano più lunghi della media… ma non c’era da stupirsi vista l’altezza del futuro papà.

Alla fine quasi-marito approfittò di un attimo di silenzio per fare la fatidica domanda:

“Riesce a dirci se sono maschi o femmine?”
“Ah, ma non ve l’avevo già detto che sono femmine?”

In realtà ne vide bene solo una, perché l’altra aveva le gambine chiuse ma i gemelli che nascono da una gravidanza monocoriale biamniotica sono per forza dello stesso sesso.

Nelle settimane seguenti io iniziai a immaginare una cameretta rosa, un due armadi pieni di vestiti, tante bambole (la mia passione da bambina) e lunghi capelli da pettinare, mentre quasi-marito disse addio al sogno di vederli giocare la Champions.

Alla 23^ settimana mi toccò la solita visita di routine.

L’ingombro della pancia iniziava a farsi sentire. Facevo molta fatica a rimanere seduta alla scrivania tutto il giorno e la mia schiena e le mie gambe iniziavano a reclamare.

Il ginecologo mi controllò come sempre il peso, la pressione, l’accrescimento dell’utero, lo stato del collo uterino e i battiti cardiaci delle bambine.

Tutto nella norma, a parte il peso: +10 kg ed ero solo a metà gravidanza. Non mi mise a dieta perché ero praticamente tutta pancia e sinceramente non è che facessi grandi abbuffate.

Mi consigliò però di rimanere a riposo, mi fece il certificato per l’astensione anticipata dal lavoro e mi disse che ci saremmo rivisti dopo tre settimane per una nuova ecografia.
Quello che raccomando sempre alle mamme in attesa, di gemelli e non, è di chiarire subito con il medico cosa intenda per riposo. Nel mio caso significava non lavorare, non stressarmi, camminare poco, non guidare l’auto, non sollevare le borse della spesa e non fare le pulizie, ma attenzione! perché in altri casi può significare letto!

Era dicembre, faceva freddo e io non riuscivo neppure ad allacciare il piumino, quindi stare a casa a riposo non era poi così male. Iniziai a pensare al corredino per le bambine e passai intere giornate ricamando copertine e bavaglini – Facebook non esisteva ancora! – 😉

Nonostante il peso, soprattutto della pancia, che continuava a crescere (+13 kg!) mi sentivo bene e carica di energie.

Purtroppo però al controllo della 29^ settimana, l’esito fu come un fulmine a ciel sereno: il collo dell’utero si stava accorciando e c’era già una lieve dilatazione.

Considerata l’epoca gestazionale non era assolutamente un bene, quindi il ginecologo mi programmò il ricovero per fare accertamenti.

Era il 2 di gennaio quando entrai in ospedale. Iniziava quello che pensavo sarebbe stato l’anno più bello della mia vita e invece le prime settimane furono terribili.

Mi fecero la profilassi con cortisone, per ridurre il rischio di mortalità e di RDS (sindrome da distress respiratorio) – parole che solo a pensarle mi facevano gelare il sangue – e una serie di monitoraggi ravvicinati.

Alla grande emozione di sentire per la prima volta, con le mie orecchie, i battiti dei cuoricini delle mie bambine, che scandivano il tempo durante il monitoraggio, si contrappose la paura di perderle per sempre.

Il tracciato rilevò numerose contrazioni che nella notte del 3 divennero sempre più forti e frequenti. Se non fosse stato per l’intervento tempestivo del mio ginecologo, che con una flebo di vasosuprina mi bloccò il travaglio, le mie bambine sarebbero nate troppo prematuramente.

Il giorno seguente mi fece trasferire in ambulanza in un altro ospedale dotato di TIN (terapia intensiva neonatale). Nessuno poteva dirmi cosa sarebbe successo nei giorni successivi ma di sicuro quelli furono i giorni peggiori della mia vita.

Sembrava che la causa delle forti contrazioni fosse stato il moto ondoso del liquido amniotico, scatenato da una gemella che aveva deciso di passare dalla posizione podalica a quella cefalica, ma, anche se la situazione si era stabilizzata, non potevo dormire sonni tranquilli.

Dall’eco fatta il giorno prima infatti, una gemella si era presentata con un peso decisamente inferiore rispetto all’altra e pensarono si potesse trattare di TTTS, la Sindrome daTrasfusione Feto Fetale che rappresenta uno dei rischi maggiori per la gravidanza monocoriale biamniotica.

Iniziarono a usare paroloni da scienziati di cui non capivo neppure la prima sillaba ma mi era ben chiaro che ci fosse la possibilità di essere sottoposta a un intervento.

Ero frastornata. Le ore sembravano non passare mai. I medici fecero nuovi accertamenti, nuove eco e nuove ipotesi, finché venni finalmente visitata da un luminare, con grande esperienza in gravidanze gemellari, che escluse totalmente la TTTS.

Il mio soggiorno in ospedale durò due lunghissime settimane, durante le quali mi tennero costantemente controllata e sotto flebo di vasosuprina per sette giorni.

La cosa più difficile non era rimanere a riposo assoluto e limitata nei movimenti ma guardare da una parte le mamme che finalmente stringevano tra le braccia i loro bambini e, dall’altra, quelle che osservavano da un vetro i loro piccoli guerrieri nati prematuri.

Dai loro occhi trasparivano dolore e paura, gli stessi che provavo io al pensiero di non riuscire a portare avanti la gravidanza come avrei voluto e dovuto.

A questo di aggiungevano le mille ansie per il post-parto che mi fecero venire le sei partorienti con cui ho condiviso la camera in due settimane: i bambini ululanti come lupi famelici erano abbastanza inquietanti e io già mi immaginavo come sarebbe stato difficile con due!

Alla 31^ settimana + 2 tornai finalmente a casa. Alle dimissioni le bambine stavano bene, erano cresciute ancora e le contrazioni erano notevolmente diminuite, anche se non sparirono mai del tutto.

La raccomandazione dei medici fu di stare in assoluto riposo e questa volta significava proprio stare a letto. La mia pancia era lievitata a dismisura, e al controllo della 32^ settimana ero a +14 kg. Ma non mi importava né del peso né del letto perché il mio unico obiettivo era riuscire a proteggere le mie bambine nel loro nido il più possibile.

A 34 settimane concluse iniziai ad avvertire dolori sospetti. Non erano nulla a confronto con le contrazioni già provate in precedenza ma non le sottovalutai e informai il mio ginecologo. Altro ricovero!

Mi fecero tutti i controlli del caso e sembrava proprio che le ragazze non avessero più la minima intenzione di uscire allo scoperto!

Rimasi in ospedale per cinque giorni durante i quali si focalizzarono più sul mio stato di salute che su quello delle bambine, che per fortuna stavano benissimo e crescevano regolarmente.

Tutto sommato quei giorni non furono male: condivisi la stanza con due mamme che erano già alla seconda e alla terza gravidanza e che furono molto incoraggianti. Affrontarono il travaglio e il parto egregiamente e le ho osservate tanto mentre si prendevano cura dei loro piccoli.

Uscii dall’ospedale meno spaventata, molto più ottimista ma soprattutto con una gran voglia di stringere quei due esserini che tanto mi stavano facendo penare.

Alle dimissioni il mio ginecologo mi disse di resistere fino alla 37^ settimana, che per una gravidanza monocoriale biamniotica è generalmente un traguardo molto ambizioso, ma è anche l’epoca gestazionale in cui i bambini raggiungono la maturità funzionale e non sono quindi esposti ai rischi derivanti da prematurità.

Passando circa un milione di volte dal letto al divano, a 37 settimane ci arrivai!

Il mio stato fisico era davvero precario e i disturbi notevoli:

  • pancia enorme: era più facile saltarmi che girarmi intorno. Fui costretta a tagliare le fasce elastiche della guaina prémaman, perché in commercio non ne esisteva una di taglia più grande
  • dolore alla schiena: rimanere in equilibrio era un’impresa titanica. Unica nota positiva: non era solo la pancia a sbilanciarmi in avanti (illusione durata ben poco)
  • affanno: se consideriamo il sovrappeso, il cuore che doveva pompare sangue per tre e le bambine che giocavano ad elastico col mio diaframma, non fate fatica a immaginarmi più affaticata della Pellegrini dopo i 400 mt
  • dolore e gonfiore alle gambe: tra la ritenzione idrica e la fragilità capillare, le mie gambe erano peggio di due borsoni da viaggio Lous Vuitton Monogram
  • disturbi digestivi: il nome del mio migliore amico iniziava con la M e finiva con la X
  • contrazioni: iniziavano a essere più fastidiose perché la pancia si irrigidiva molto, si deformava e a volte temevo che la pelle si potesse strappare
L’ultimo controllo dal mio ginecologo lo feci a 36 settimane + 5 e mi programmò il parto per la 37^ settimana + 3.

Non vi racconto il giorno del parto perché quella è un’altra storia. Per ora vi basti sapere che anche la gravidanza gemellare monocoriale biamniotica può arrivare quasi a termine.

Devono ovviamente esserci i presupposti, nessuna patologia e mamma e bambini devono essere in salute.
L’unico consiglio che posso darvi è di non sottovalutare mai i segnali del vostro corpo, perché sono convinta che in qualche modo ci arrivino dai nostri bambini.

 

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Author

Laura. Donna, quasi moglie, mamma tascabile delle twins, orgogliosa zia di due adolescenti e della polpetta, blogger, creartista e webaholic. Scrivo di me, di loro e di tutto...per non dimenticare niente.

2 Comments

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    E' veramente noiosissimo quando si è a riposo. Anch'io per la mia gravidanza gemellare sono dovuta rimanere a riposo da agosto ad ottobre, una noia. Ormai il divano e il letto avevano la mia sagoma.

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    questo è stato solo l'inizio…anch'io più avanti sono stata costretta a stare a riposo, quello vero. E passavo anch'io dal divano al letto e viceversa.

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