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Sono esattamente l’opposto della donna di casa modello: ho poco tempo per cucinare, mi faccio aiutare nelle faccende domestiche e ho la “buona” abitudine di non stirare nulla. Un paio di anni fa le mie bambine hanno ricevuto in regalo per il compleanno un ferro da stiro giocattolo e, non avendone mai visto uno vero in casa, non sapevano neppure cosa fosse. Sempre snobbato sia quello che gli aspirapolvere e le lavatrici giocattolo che stanno in bella vista nei centri commerciali. E’ naturale, umano e spontaneo che le figlie femmine, durante l’infanzia (e purtroppo solo in quella fase) considerino la mamma un modello a cui ispirarsi e che la vogliano imitare in tutto quello che fa. Quando compriamo a nostra figlia una bambola o un vestitino tutto pizzi e merletti, lo facciamo in modo naturale, dando per scontato che le piaceranno perche’ e’ femmina. E probabilmente nei primi anni di vita sara’ cosi’, perche’, non avendo alternative, la bambina accettera’ quello che le viene proposto dalla mamma. Non dimentichiamo pero’ che anche le figlie femmine hanno un padre, che può decidere di mettere uno zampino maschile e bilanciare le scelte che faranno nella vita, anche se probabilmente non saranno di giocare a calcio o di fare motocross.

Che il calcio sia maschio è uno stereotipo almeno quanto l’associazione del colore rosa al sesso femminile. Ma quanto si tratta realmente di stereotipi e quanto di leggi naturali? Credo che le donne siano per natura più attratte  dal colore rosa, così come gli uomini preferiscono sicuramente colori come il blu o il verde, anche se oggi il rosa si vede anche nelle sfilate di moda maschile.
Al contrario di quel che sostiene la campagna Pink Stinks, non credo che vestiti, giocattoli e gadget rosa, possano comunicare alle bambine stereotipi che le condizioneranno negativamente per tutta la vita.
Winx e Barbie sono le beniamine delle bambine grazie anche a strategie di marketing che conoscono bene i gusti del consumatore finale. Al consumatore finale piace innegabilmente il rosa in tutte le sue sfumature, ma ciò non significa che aspiri necessariamente a diventare Bloom. E se anche una bambina di cinque anni sognasse di diventare una fatina con poteri enchantix, non esclude che da grande possa diventare ingegnere o medico o che possa avere altri interessi che non siano moda e bellezza.
Non conta il colore che si preferisce, il vestito che si indossa, lo sport che si pratica o i giocattoli che si comprano, perché quello che fa la differenza sono i valori che insegnamo ai nostri figli, femmine o maschi che siano.
Nella giornata della festa della donna, vorrei che si riflettesse di più sul rispetto verso il gentil sesso (gentile, non debole), perché anche se abbiamo ottenuto la parità dei diritti anni luce fa, qualcuno fatica ad accettarlo ancora oggi. Ma pensate davvero che un “colore” possa influenzare in maniera tanto significativa il nostro pensiero e confonderci le idee sul posto che occupiamo nella società? Ci credete davvero così stupide e prive di carattere?
Dopo un 2012 che ha visto l’uccisione di 124 donne e 47 tentati femminicidi, se è vero che il colore rosa è il simbolo della sensibilità, della ricchezza interiore e della gentilezza verso il prossimo, allora sono fiera di essere rosa.

(Questo post partecipa al Blog Tank di marzo su Donna Moderna)

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Laura. Donna, quasi moglie, mamma tascabile delle twins, orgogliosa zia di due adolescenti e della polpetta, blogger, creartista e webaholic. Scrivo di me, di loro e di tutto...per non dimenticare niente.

6 Comments

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    Che bel post, mi piace molto ciò che hai scritto. Anch'io sono fiera di essere rosa!!

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    Mi trovi d'accordo. Equilibrio, sempre e comunque.
    E poi il problema spesso ce lo poniamo solo per le bambine. Io ho due maschi e non mi faccio domande ogni polo blu o camicia azzurra che gli compro. Come mai? Pensiamoci su.
    Vestono in blu, apparecchiano, sparecchiano e si rifanno il letto ogni mattina. Sanno anche cucire.
    Sono gli uomini di domani. Il rispetto per le donne si costruisce anche e soprattutto nella pratica dell'assenza di ruoli. Molto più che nella scelta di un colore.

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    Mi fa piacere che questo pensiero arrivi dalla mamma di due maschi. Sono convinta che le mamme dei figli maschi debbano essere le prime a fare qualcosa per educare gli uomini al rispetto per le donne e alla parità. Grazie!

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    “Non conta il colore che si preferisce, il vestito che si indossa, lo sport che si pratica o i giocattoli che si comprano, perché quello che fa la differenza sono i valori che insegnamo ai nostri figli, femmine o maschi che siano”…sono assolutamente d'accordo, è anche la mia idea!

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    Sono convinta che la differenza la facciano sempre e comunque i genitori. Forse non nel carattere, ma nell'educazione sì!

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