Ieri mi è venuto in mente il parrucchiere che mi tagliava i capelli da piccola. 
Abitava vicino a casa mia, in una bellissima villa costruita da sua madre (sì, ho scritto bene: da sua madre, non da suo padre) e mi ricordo anche di lei che, con la tuta da lavoro, si arrampicava sulla cinta di pietra per arrivare fin sulla tettoia a sostituire qualche tegola. Io faccio fatica a fare due piani di scale. Vabbé. 
Tornando al mio parrucchiere, aveva il negozio sotto casa, ma nel vero senso della parola perché aveva adibito metà della sua taverna a negozio. 
Con tutto quel via vai di donne, chi non sapeva che in quella villa con piscina ci fosse un parrucchiere, poteva pensare che fosse una casa per appuntamenti. Ma vi assicuro che era solo un bravo parrucchiere. 
Era così bravo che riusciva a realizzare perfettamente gli improponibili tagli che gli suggeriva per me mia madre. 
Ricordo una volta in cui me li fece tagliare a mo’ di scodella ed io ero così contrariata che in tutte le fotografie di quel periodo ho la faccia incazzosa. 
Quando poi ho ottenuto la facoltà di scegliere cosa fare dei miei capelli, non mi sono più contenuta. 
C’è stato l’anno del taglio corto “a maschio”. Corto ma con il “codino” (vi ricordate quella ciocca ridicola che penzolava sui coppini?). Con il codino intrecciato. Forse volevo fare un dispetto a mia madre.
Poi c’è stata una fase di lucidità mentale in cui ho fatto crescere tutti i capelli, lisci e pari. Un taglio sempreverde. Peccato per il cerchietto a strisce bianche e rosse. 
Durante l’adolescenza mi sono lasciata ispirare dallo stile rock della fine degli anni ’80 e ha fatto la sua prima apparizione sulla mia fronte il ciuffo a banana. Quel ciuffo che nemmeno un Caterpillar sarebbe riuscito ad abbattere per via dello strato di lacca che era ormai penetrato nelle fibre…e probabilmente anche nel mio cervello. 
Poi sono passata ad un ciuffo più morbido, più cotonato e ai capelli più ricci. Ero riuscita a convincere mia madre a farmi fare una permanente leggera. Preciso leggera, perché non so se ricordate la permanente stile pecora che si usava allora?! Quella fatta con i bigodini di un centimetro di diametro che ti bruciava i capelli all’istante… Ecco, mia madre ce l’aveva, quindi non ha potuto trovare le giuste motivazioni per dirmi di no per una leggera. 
Forse avremmo dovuto discutere insieme le scelte “importanti” che poi ti segnano per tutta la vita…
Ieri sono stata con le gemelle dalla parrucchiera. 
Quando mi ha guardata e mi ha chiesto “come facciamo i capelli a queste bambine?”, mi è tornato alla mente tutto… il mio vecchio parrucchiere, mia madre…e anche la sua, sulla cinta di pietra………………….
Ho detto “sentiamo prima come li vogliono loro, perché queste sono scelte importanti”.
Fortunatamente non ho figlie con strani grilli per la testa. Non vogliono fare le modelle, né vogliono partecipare a Baby Miss America, non vogliono né capelli stile Material Girl né stile Pink. Hanno solo una grande passione per le treccine…
Adesso che ci penso…tra il cerchietto bianco e rosso e la muraglia cinese, c’è stata anche la fase del treccione…
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Laura. Donna, quasi moglie, mamma tascabile delle twins, orgogliosa zia di due adolescenti e della polpetta, blogger, creartista e webaholic. Scrivo di me, di loro e di tutto...per non dimenticare niente.

2 Comments

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    I capelli intrecciati nelle bimbe sono sempre belli!
    Io mio figlio di quasi 6 anni non ho ancora avuto il piacere di portarlo dal parrucchiere..si ostina a volerseli far tagliare solo da me pur non avendo io nessuna particolare capacità. Per questo ha spesso tagli molto “originali”!!

  2. avatar

    le mie bambine hanno scoperto il piacere della parrucchiera solo da un paio di anni. Prima non ne volevano sapere e dovevo arrangiarmi io in qualche modo. Un anno ricordo di avere esagerato nell'accorciare una frangetta…per fortuna andava di moda corta!!

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