Lo zaino di Emma

Ieri presso Mondadori Megastore di Milano si è tenuta la presentazione milanese del libro “Lo zaino di Emma” scritto da Martina Fuga, mamma di una bimba con sindrome di down, che racconta la loro storia di vita possibile.

Il libro, uscito in occasione della Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down che CoorDown ONLUS organizza ogni anno la seconda domenica di ottobre in 200 piazze italiane, raccoglie i ricordi, i pensieri e le riflessioni di un lungo percorso di accoglienza della disabilità di Emma.

Ho iniziato a leggere il libro qualche giorno fa e in ogni pagina c’è sempre quella riga che sa toccarmi il cuore profondamente.

Non voglio però anticiparvi nulla se non quanto si può leggere in copertina e che riassume l’amore di una mamma, ma anche il dolore e la preoccupazione per il percorso che la figlia dovrà compiere con uno “zaino” sulle spalle…

“Molti pensano che la disabilità di un figlio sia un dono, ma chiedetelo ai nostri figli. La sindrome di Down non è un dono, mia figlia è un dono, ma per com’è lei, non per la sindrome. Non posso fare a meno di chiedermi come sarebbe se… e non me lo chiedo per me, me lo chiedo per lei! Io di quello zaino sulle spalle di Emma posso anche farmi carico, ma fino a che punto? Non posso portarlo io al suo posto! Un giorno lei vorrà toglierselo quello zaino e io dovrò spiegarle che non è possibile. Quel giorno sarà il più difficile della mia vita”

Attraverso questo libro Martina vorrebbe, come lei stessa dichiara in un’intervista, “far conoscere questo mondo da dentro, abbattendo le diffidenze e gli sguardi giudicanti o impauriti che incrocio… Vorrei solo un rapporto con l’altro alla pari, in cui la diversità sia vissuta come un pezzo della nostra vita”.

Perché in fondo tutti i bambini hanno uno zaino sulle spalle, più o meno pesante e che può rendere più difficile il loro percorso. Noi genitori vorremmo alleggerire il carico dei nostri figli ma non sempre è possibile farlo e l’unico modo che abbiamo per aiutarli è fornire loro altri strumenti per imparare ad affrontare le difficoltà.

Io vorrei che nello zaino delle mie bambine ci fossero sempre sentimenti puri, di quelli che ti fanno vedere il bello delle persone, che ti fanno andare oltre le apparenze, che ti rendono superiore ai pregiudizi degli altri e capace di riconoscere chi è in difficoltà per porgergli la mano, senza però compatirlo. Perché sono sentimenti che fanno bene a chi li riceve ma aiutano anche chi li dona a vivere e affrontare meglio la vita.

Voi cosa vorreste togliere dallo zaino dei vostri figli e cosa invece vorreste metterci dentro per aiutarli a crescere?

Potete raccontarlo anche con un post sui social usando l’hashtag #lozainodiemma

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Laura. Donna, quasi moglie, mamma tascabile delle twins, orgogliosa zia di due adolescenti e della polpetta, blogger, creartista e webaholic. Scrivo di me, di loro e di tutto...per non dimenticare niente.

4 Comments

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    Ci sono tante cose che vorrei togliere dallo zainetto di mio figlio. Quelle che vorrei metterci dentro credo siano più o meno quelle che hai citato tu: il rispetto per le persone, la gentilezza, la comprensione. Il libro scritto da Martina è davvero bellissimo e credo abbia toccato i cuori di ogni genitore che lo ha letto, io l'ho divorato in due giorni

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    Ci sono tante cose che vorrei togliere dallo zainetto di mio figlio. Quelle che vorrei metterci dentro credo siano più o meno quelle che hai citato tu: il rispetto per le persone, la gentilezza, la comprensione. Il libro scritto da Martina è davvero bellissimo e credo abbia toccato i cuori di ogni genitore che lo ha letto, io l'ho divorato in due giorni

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