infertilità

Mony75, Gargamellina, Focaccina, Fravola…dietro questi nick, e insieme ad altri 3500, camminano, parallele, le storie d’infertilità e di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) raccontate sul forum Strada per un sogno. Alcune sono raccolte nel libro “Naturalmente Infertile”, altre tutt’oggi continuano il loro percorso lungo e denso di ostacoli, altre ancora si sono felicemente concluse con l’annuncio del parto nella sezione “E’ nato – vorrei dirlo a tutti”.

Ed è in questa sezione che conosciamo Claudia, il cui racconto oltrepassa la barriera dell’anonimato e arriva fino a noi. Il suo sogno è reale, le sorride e la chiama mamma. La sua piccola Elisa è una dei tanti bimbi che probabilmente non sarebbero mai nati se la loro mamma ed il loro papà si fossero arresi. E’ una dei 300 “sogni del forum” divenuti realtà.
Ma la strada per raggiungerla non è stata assolutamente facile e priva di sofferenza, tutt’altro. Gli ostacoli sono stati moltissimi ed ancor di più il dolore lacerante di perdere il suo gemellino. Divisa tra lacrime e voglia di combattere per salvaguardare la bimba ancora in grembo, Claudia oggi può abbracciare Elisa. Ma nulla e nessuno le farà smettere di pensare a Lorenzo, che dal cielo batte forte le manine per questa meravigliosa vittoria sull’infertilità.

“Compirò 42 anni a giugno e quest’anno per la prima volta sarà un compleanno perfetto. Vi racconto un po’ di noi…
Conosco mio marito 5 anni fa e subito comprendo che sarà il mio compagno di vita. In poco tempo andiamo a convivere. Ovviamente le nostre famiglie e i nostri amici sono preoccupati per noi, pensano sia troppo presto. Io e Paolo invece siamo sicuri di quel “NOI” finalmente trovato e poco dopo decidiamo di sposarci e di mettere su famiglia.

Smetto la pillola ma il ciclo non arriva, passano mesi e comincio a fare analisi su analisi finché, in una giornata calda di luglio la sentenza:

Signora, lei sta andando in menopausa precoce e non è possibile per voi avere figli in modo naturale.

Per un istante mi sembra di essere al di fuori del mio corpo, la paura e l’insicurezza mi assalgono come due mani protese che violentemente mi tirano giù. Penso

No, non può succedere a noi!!

Veniamo congedati con il numero di telefono di un noto professore esperto in sterilità. Scendiamo le scale in silenzio e sempre in silenzio prendiamo la moto. Mentre mio marito guida e mi stringe la mano, mi guardo intorno e vedo mamme ovunque, un misto di rabbia e dolore e sento le lacrime scendermi e bagnarmi il viso. Un tumulto di emozioni e la voglia di non arrendermi.

Chiedo a mio marito di fermarsi, tolgo il casco e faccio questa telefonata. Fa caldo, ma ora un leggero e gelido soffio di vento mi accarezza trapassandomi…inizia così il nostro calvario. Rimango in cura da questo dottore per un anno e mezzo, proviamo di tutto ma nulla. Ogni volta un negativo e ogni volta il terrore di non riuscire. Investiamo di più di quanto economicamente possiamo permetterci, per fortuna i miei ci aiutano molto ed il problema economico passa in secondo piano, ma mio marito non si fida più e mi dice che non verrà a fare la prossima visita.

Ora davvero non ho un piano, scorgo un orizzonte che non conosco, inconsapevole di ciò che mi sta accadendo d’istinto cerco di varcare i confini ben tracciati dell’ignoto. Non voglio assolutamente mollare , ma anche io non ho più fiducia in quel medico, mi sembra di essere solo un numero. Comincio a cercare su internet una soluzione e approdo nel forum “Strada per un sogno” dove leggo storie di donne coraggiose che non si sono arrese.
Ogni sera, mentre Paolo dorme, puntuale accendo il PC e passo ore in loro compagnia. Ci raccontiamo di noi, spesso ci troviamo a pensare che siamo stanche di sognare. Ma la realtà è che ci piacciono i momenti passati a raccontarci le nostre emozioni. Tutte noi abbiamo in comune una cosa: attendiamo impazientemente che la nostra vita possa cambiare, ascoltiamo il cuore, che spesso prevale sulla ragione e così unite continuiamo a percorrere la nostra strada per un sogno.

Incoraggiati dai successi delle altre, finalmente io e mio marito decidiamo: andremo in Spagna.
Partiamo e ho il primo positivo. Dopo tanto tempo la vita inizia a sorridermi, però dura poco perché le beta iniziano a scendere: biochimica!
Vi sembrerà assurdo ma sono comunque felice perché percepisco che qualcosa si sta muovendo e che forse stiamo percorrendo la via giusta, anche se in salita.
Troviamo una bravissima e giovane dottoressa che ci segue dall’Italia e a gennaio 2014 io, mio marito e i miei genitori partiamo insieme per la Spagna. Nella valigia porto con me la cartella delle analisi fatte, gli ormoni da prendere e tanta tanta speranza di poter raggiungere il nostro sogno.

Facciamo i turisti e ci godiamo un clima già primaverile, il 25 gennaio mi trasferiscono due embrioni e io so che i miei bimbi sono già con me. Arriva febbraio e un numero cambia la nostra vita: 537 beta positive.
Sono due i miei cuccioli… una gioia così forte mai provata in vita mia. Faccio la prima eco sento i loro cuoricini battere, il mio cuore si ferma un attimo nell’ascoltare i loro ed è subito amore. Ma arriva la prima grande paura…in quel momento non sapevo che avrei dovuto ancora lottare tanto.

Prima emorragia e corsa in ospedale con ambulanza, prego Dio di non portarmeli via… prego e guardo fuori dal vetro sdraiata con le mani a stringere la mia pancia, quasi a voler combattere da sola contro il mondo per proteggere quelli che sentivo già i miei figli.
Passano le settimane e la situazione rientra, arrivo al terzo mese comincio a rilassarmi ma la sofferenza è ancora dietro l’angolo e non immaginavo potesse essere così forte e lacerante. Scopriamo che uno dei due gemellini è malato e forse non ce la farà…una settimana dopo il suo cuoricino smette di battere.

Ricordo quel giorno in cui Lorenzo, così lo avremmo chiamato, ci ha lasciati. Ricordo che mi aspirarono il liquido amniotico per limitare il rischio di aborto per Elisa. Ricordo lo sguardo dei miei genitori, di mia sorella e di mio marito in quel giorno maledetto. Ricordo che avevo paura pure di respirare, ricordo che sono stata forte in quello studio medico di Milano. Ma ricordo ancora quel pianto irrefrenabile non appena mio marito mi ha stretta.
Penso a Lorenzo, il mio angelo, e penso alla gemella. Ho tanta paura di perdere anche lei. Torno a casa e non dormo mai, penso e ripenso, passo mesi a letto.

A ogni ecografia Elisa cresce e Lorenzo è sempre lì dentro di me quasi a voler proteggere la sorellina. Poi inaspettatamente una delle mie nonne si ammala e muore… Il primo giorno che metto piede fuori casa, al di là delle eco, è per il suo funerale e non faccio che piangere e penso che non ha vissuto abbastanza per vedere il mio sogno diventare miracolo.
Comprendo che non siamo padroni del nostro tempo, ma abbiamo il dovere di dargli un senso e il senso delle nostre vite cresce dentro di me. Le mie giornate trascorrono a volte veloci, a volte lentissime.

Sabato 18 ottobre io e mio marito Paolo stiamo per montare la culla….sento stimolo di fare pipì, vado in bagno e…puff, perdo il tappo. Esco dal bagno felice emozionata e impaurita. Guardo Paolo e dico: “devo chiamate il Professore: la nostra principessa sta arrivando”.
Lui impallidisce. Per la prima volta realizza che sta per diventare papà. Il suo sguardo non lo dimenticherò mai! In quell’istante capisco che lo amo da morire per essermi stato sempre vicino senza avermi mai, neanche per un secondo, fatto pesare la mia sterilità.

Il medico mi dice che non c’è fretta ma noi spaventati decidiamo di andare comunque a Roma per essere vicini all’ospedale, perché abitiamo a 60 km. A casa è tutto un trambusto: i miei, i miei suoceri, mia sorella, i miei cognati, le cugine, persino le nonne 90enni…tutti aspettano la cucciola, perché in fondo questo miracolo lo abbiamo cercato tutti insieme uniti.
Arriviamo a Roma prendiamo la stanza in albergo e vado al pronto soccorso. Monitoraggio e visita e dicono “signora ci vorranno 48 ore: torni a casa!”.
Noi decidiamo di non tornare a casa e giriamo per Roma: io, lui e il mio pancione. In una splendida serata di ottobre sogniamo passeggiando abbracciati sul lungo Tevere il viso della nostra piccola. Quello sarà il nostro ultimo week-end in due.

Lunedì arrivano i miei con mia sorella, faccio un altro monitoraggio e mi dicono di non tornare ad Anzio. In reparto non c’è posto, ma il liquido è ridotto e alle 7:00 di martedì mi dovranno ricoverare per induzione. Mia sorella rimane con noi e prende una stanza nello stesso albergo, ma non torneremo più a dormire lì. Alle 20:00 di lunedì iniziano le contrazioni, torno in ospedale e mi ricoverano, ma non c’è posto se non in barella così mia sorella e mio marito non possono entrare e dormono su una panchina fuori l’ospedale.

Martedì mattina ancora contrazioni. Dilatata solo un centimetro. Aspettano per indurre il parto e mi dicono di camminare. Esco e trovo i miei con i miei suoceri e, ovviamente, anche quei due derelitti di mia sorella e mio marito. Cammino e i dolori aumentano. Decidono di indurre alle 14:00 di martedì 21 ottobre: inizia il mio travaglio. Dolori infiniti e vomito. Mia sorella non mi lascia mai e mi tiene la mano e il sacchetto per rimettere. Mio marito fuori al box travaglio attaccato a whatsapp per avere nostre notizie.

Io come sto? Non lo so. Soffro e gioisco e non mollo, anche se qualche volta penso di non farcela…non voglio un cesareo perché già so di voler andare subito a prendere il ghiacciolino a Malaga. Con me due angeli Francesca e Daniela, le ostetriche che mi seguono. Durante l’interminabile travaglio, nei momenti di pace, parlo con loro di quanto abbiamo inseguito il nostro sogno, raccontato loro di Malaga, del forum, delle mie paure e del giorno in cui le beta erano finalmente positive. Racconto del gemellino e delle notti insonni con il fottuto terrore di perdere anche Elisa.

Alle 18:05 del 22 ottobre 2014 Elisa nasce. Il mio cuore batte forte. Lei viene al mondo lo stesso giorno in cui mio nonno morì e poiché avevo scoperto di essere incinta il giorno in cui morì il nonno di Paolo, ho avuto una certezza: anche da lassù qualcuno ci ha aiutati. Mia sorella, tra le lacrime scatta una foto e la manda a mio marito. Una sensazione di pace mi invade, ecco il mio sogno è qui: il miracolo della scienza e dell’amore. Sembra tutto finito, ma invece il gemellino non esce con la placenta e inizia così il parto per lui. Un dolore atroce perché è anche un dolore dell’anima. Perdo tanto sangue e sfinita mi addormento. Dopo tre ore esco dalla sala parto e tutti sono lì per me…per noi. Io, Paolo ed Elisa…ora inizia la nostra vita.

Questo 2014 è stata la mia rinascita, non ho bisogno di null’altro. Ringrazio Dio per avermi donato Elisa, il mio grande amore, ringrazio mio marito per aver lottato con me e per aver vissuto insieme a me ogni istante di questa lunga ed infinita ricerca e per averlo fatto sempre con amore, ringrazio i miei genitori senza i quali oggi non stringerei cucciola, i miei suoceri presenza discreta e sempre costante che ci hanno dimostrato tanto calore, i miei cognati, i nostri amici che ci sono stati vicino soprattutto durante tutto il periodo che sono stata a letto, le mie cugine e gli zii, ringrazio i miei nipotini Maria e Fabio che mi tenevano compagnia quando ero immobilitata a casa e parlavano alla cuginetta dalla pancia, aiutando me a trascorrere più serenamente quei giorni difficili. Ringrazio il mio datore di lavoro per non avermi mai ostacolato durante tutte le mie assenze. Ringrazio i medici che mi hanno seguita. Ringrazio le fatine del forum la strada per un sogno, loro come me hanno lottato e stanno lottando, sono donne forti che sento parte di me. Anche se molte non le conosco personalmente, ci siamo aiutate e sostenute a vicenda e lo faremo sempre. In particolare ringrazio mia sorella, la mia roccia di sempre, la prima persona che ha stretto Elisa nel momento in cui ha aperto gli occhi, che l’ha coccolata stretta mentre la sua mamma partoriva il gemellino. Ringrazio Dio per tutto quello che ho……sono finalmente felice e sono certa che Lorenzo dal cielo insieme ai nonni ci osserva e veglia su di noi e sulla sua gemellina”.

photo credit: Benjamin 23Days via photopin (license)

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Sono Elena, ho 42 anni che se fossero portati meglio ne dimostrerei 10 in meno. Sposata, due figli e due cani. Avrei voluto anche 2 mariti, visto che uno per i lavori di casa non mi basta proprio. Amo leggere Camilleri, lo scrap digitale, gli album di foto più dei video (quelli mi fanno troppo commuovere) e la tecnologia. Inutile dire cosa odio o non sopporto, dovrei aprirci un blog…

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