come far addormentare i gemelli

Esiste un metodo per far addormentare i gemelli?

Non credo che esista un metodo particolare per far addormentare i gemelli ma, come per tutte le altre situazioni, dovendo gestire due o più bambini in contemporanea, è necessario adottare parecchi alcuni accorgimenti.

Non mandatemele se vi dico che le mie twins, intorno ai 5-6 mesi, hanno iniziato a dormire tutta la notte, per 12 ore filate, e sono 11 anni che continuano, o quasi, a farlo!

Si tratta solo di fortuna? Non credo. Penso piuttosto che i bambini abbiano bisogno di essere educati al sonno e che noi genitori dobbiamo lavorare molto su questo punto.

Il sonno dei neonati

Credo che sia chiaro a tutti che i neonati abbiano dei ritmi sonno-veglia ben diversi da quello degli adulti e che, soprattutto nei primi mesi di vita, sia fondamentale assecondare le loro necessità.

E’ innegabile che ci siano bambini più propensi a dormire di altri e che altri dormano più di giorno che di notte.

Quando ero in attesa delle twins, partecipai per caso a un paio di incontri per mamme, organizzati da un negozio di articoli per la prima infanzia, durante i quali spiegarono che la confusione tra giorno e notte è legata in parte alle abitudini che i neonati hanno nel pancione: di giorno i movimenti della mamma cullano il feto conciliandone il sonno, mentre il riposo della mamma tende a scatenare la reazione opposta.

Effettivamente, non so voi ma io, con due, in gravidanza non ho dormito nulla!

Inoltre, alcuni comportamenti scorretti che le mamme adottano dopo la nascita, non fanno altro che consolidare quelle abitudini.

Cose da evitare assolutamente:
  • far dormire il bambino di notte nella carrozzina, che dovrebbe essere invece il suo nido per le passeggiate diurne
  • oscurare anche di giorno la stanza in cui dorme il bambino, ricreando le condizioni notturne
  • mantenere il silenzio assoluto per timore di disturbarlo (phon e aspirapolvere conciliano in sonno)
  • far dormire il bambino per troppe ore consecutive durante il giorno
  • prendere in braccio il bambino se si muove o fa versetti strani durante il sonno (fase REM)
Tendenzialmente un neonato dovrebbe dormire al massimo 3 ore di fila, anche perché a un certo punto la fame chiama.

Finché i neonati hanno bisogno di poppare frequentemente, non potete sperare (né permettere in teoria) che dormano tutta la notte senza risvegli.

Quando il numero delle poppate inizierà a diminuire, eliminando quelle notturne, dovrebbero aumentare proporzionalmente le ore di sonno (sì, anche le vostre!)

il sonno dei neonati

Il rituale della della nanna

Anche per fare addormentare i gemelli è fondamentale creare un rituale della nanna ed è importante farlo fin dai primissimi mesi.

Paradossalmente credo che, se si vuole fare davvero, sia più semplice stabilire una routine con i gemelli che con un bambino solo, perché il tempo e il doppio lavoro da fare, ci costringono a stabilire delle regole più rigide.

Durante i primi mesi con le mie twins, l’organizzazione, le regole e la routine sono state la mia salvezza e mi hanno aiutata a mettere delle buone basi per educarle al sonno.

Seguii inconsapevolmente il metodo EASY (eat, activity, sleep, you) di Tracy Hogg che prevede: poppata, attività – non intesa come gioco o movimento da far fare dal bambino, ma ruttino e cambio pannolino – nanna. In teoria poi mi sarei dovuta riposare io (YOU) ma sfruttavo il lasso di tempo in cui le piccole dormivano per farmi una doccia e occuparmi delle faccende di casa.

Molti considerano il bagnetto serale il must have del rituale della nanna: sicuramente aiuta a conciliare il sonno e, se avete un aiuto (marito che torna a casa presto, nonni, zii, vicini di casa…) o riuscite a gestire la situazione da sole, fatelo la sera.

Considerate però che la cosa importante è mantenere e non stravolgere mai la routine, quindi potete fare il bagnetto ai bimbi anche di mattina se preferite, ma dovete farlo SEMPRE di mattina!

Un accorgimento che avevo adottato per la notte è stato di non accendere mai la luce, non parlare mai alle bambine e non fare rumore. E’ stato fondamentale per far capire loro la differenza tra il giorno e la notte.

Avevamo scelto di allattare le bambine alla stessa ora, per riuscire a riposare tutti tra una poppata e l’altra, quindi quando si svegliava una gemella sola, allattavamo anche l’altra. A volte si svegliava, altre mangiava anche nel sonno. Questo mi ha permesso di sincronizzare i loro orari, di avere sempre del tempo a disposizione tra i pasti ma anche di definire meglio la loro routine.

Ho seguito il rituale della nanna EASY ogni giorno e ogni notte e, fino ai tre mesi, le mie bambine si svegliavano solo per mangiare. Quasi non sapevo di che colore avessero gli occhi!

Cosa cambia dopo i primi tre mesi?

Dal quarto mese circa, i bambini iniziano ad assumere più latte a ogni singola poppata, quindi si allunga la loro autonomia ma diminuisce la durata dei sonnellini tra un pasto e l’altro.

Nei momenti in cui le twins erano sveglie era impossibile tenerle in braccio entrambe, quindi le facevo giocare sul lettone o sui tappetoni morbidi, cercando di far comunque sentire loro il contatto di cui i bambini piccoli hanno bisogno.

A volte le lasciavo semplicemente negli ovetti/sdraiette mettendole una di fronte all’altra ed era bellissimo vederle interagire sempre di più tra loro man mano che crescevano!

Grazie a questa routine, la nanna in sé non fu mai un problema, ma tra il 2° e il 4° mese ebbi grosse difficoltà dopo l’ultima poppata della sera, a causa delle coliche di cui hanno molto sofferto. Finiva sempre che si addormentavano stremate dopo un’ora di pianto per il mal di pancia.

Paradossalmente, le coliche erano entrate a far parte della loro routine e, una volta trovato il rimedio, mi resi conto che farle addormentare la sera era diventato un problema.

Ogni sera erano pianti e urla per loro, e stress per noi genitori. Alla fine si addormentavano esauste come e dove capitava e le spostavamo prontamente nei loro lettini.

Tentammo laqualunque soluzione – sbagliando oltremodo! – dalla camomilla al farle stancare di più. Ci mancava solo il classico giro in macchina in notturna!

Tra il 4° e il 5° mese smisero di svegliarsi di notte e iniziarono addirittura a dormire 10-12 ore consecutive ma per farle addormentare la sera era sempre una guerra.

Come far addormentare i gemelli?

La svolta ci fu quando dovetti rimanere sola con loro per una settimana. Inutile dirvi quanto mi spaventasse anche solo l’idea, quindi chiesi consiglio a una mia amica, il cui figlio si addormentava da sempre senza problemi.

Fu allora che scoprii il famigerato libro di Estivill: Fate la nanna.

Prima che mi mandiate tutte in galera senza passare dal via e mi marchiate a fuoco come mammamerda, datemi il beneficio del dubbio e la possibilità di spiegare.

Per chi non lo conoscesse, in breve il metodo Estivill consiste nel definire una routine serale (e fin qui tutto OK), mettere il bambino nel suo letto e uscire dalla camera. Se il bambino inizia a piangere, bisogna rientrare nella stanza a intervalli predefiniti, aumentandone gradualmente la durata (prima 3 minuti, poi 5, 10…). Non bisogna mai prendere in braccio il bambino ma confortarlo solo con la propria voce.

Crudele ovviamente!

Molte mamme che hanno letto il libro lo hanno cestinato, altre lo hanno amato. Io sono sempre per la giusta via di mezzo.

Il libro non è solo crudeltà all’ennesima potenza. Vi ho trovato anche delle conferme sull’importanza del rituale della nanna e alcuni spunti interessanti.

Per esempio: è fondamentale mettere il bambino a dormire nel suo lettino, perché deve diventare un luogo rassicurante e perché è lì che dormirà per tutta la notte.

In effetti, immaginate di addormentarvi sul divano, svegliarvi nel cuore della notte e ritrovarvi nel vostro letto. Non vi sentireste disorientati?

Pensate ora allo smarrimento che proverebbe un bambino se si addormentasse in braccio a voi, sul divano, nella sdraietta o sul seggiolino auto e si ritrovasse poi nel cuore della notte nel suo lettino.

Addormentarsi e svegliarsi nel lettino invece dà al bambino le certezze di cui ha bisogno per dormire sereno tutta la notte.

Questo è sicuramente l’insegnamento più importante che ho tratto da questo criticassimo libro, ma c’è dell’altro.

Partendo dal presupposto che non riuscivamo a evitare ore di pianti inconsolabili in due, non credevo certo di poter compiere un miracolo da sola, ma ho pensato che forse avrei potuto prendere qualche altro spunto dal crudele Estivill e fare qualche modifica al metodo.

Mi piaceva l’idea di far addormentare le bambine nei loro letti, quindi, la prima sera di quella temibile settimana, decisi di fare un tentativo. All’epoca avevano quasi 6 mesi, dormivano in camera con noi per questioni di spazio e avevano due culle a castello che aveva progettato e realizzato il papà.

Prima di tutto, visto che erano perfettamente in grado di prendere il ciuccio da sole, ne misi ben tre in ogni lettino, per consentire loro di trovarne facilmente uno all’occorrenza.

Dopo il nostro solito rituale della nanna, e quando vidi i primi segni di stanchezza, portai le gemelle in camera e le misi direttamente nei loro lettini.

Ricordo ancora molto bene le loro espressioni. Sembrava che mi stessero chiedendo “che cavolo stai facendo mamma? Cos’è questa novità?”

Temetti il peggio.

Attivai il solito carillon e, con il passo di una ballerina della scala, provai a lasciare la stanza.

Rimasi sorpresa dalla reazione iniziale perché sembrava che l’avessero presa bene, invece dopo qualche minuto iniziarono a piangere in modalità dolby surround .

Lasciai perdere il diabolico Estivill e non aspettai certo 3, 5, 10 minuti per tornare in camera. Inoltre, al contrario di quanto suggeriva, cercai di tranquillizzarle non solo con la mia voce ma anche con il contatto.

Non mi domandai neppure se prenderle in braccio o meno, perché io ero una e loro erano due. Avrei dovuto fare una scelta e decisi di non farla, perché lasciandole nei lettini era più semplice gestirle e consolarle in contemporanea.

Con le parole dolci, le coccole e il carillon dalle melodie improbabili si rasserenavano ma quando uscivo dalla camera riprendevano a piangere – attenzione: non sempre in contemporanea! –

Tornai a consolarle ogni volta che fu necessario. Andai avanti e indietro tantissime volte, per provare a far capire alle bambine che io ero lì accanto e sarei tornata da loro sempre e comunque.

Incredibilmente funzionò.

Non il lunedì sera, non il martedì e neppure il mercoledì, ma il giovedì sì. La situazione migliorò progressivamente di volta in volta, e la quarta sera uscii dalla camera per tornarci due ore dopo e infilarmi anch’io nel letto.

Si erano addormentate da sole per davvero. In soli due minuti. Senza lacrime.

Questo naturalmente non è IL metodo per eccellenza per far addormentare i gemelli o i bambini in generale, ma è la mia esperienza che, vi assicuro, non ha causato nessun tipo di trauma alle mie figlie, anzi.

Da quel giorno non abbiamo più avuto problemi a farle addormentare e, crescendo, hanno apprezzato sempre più il momento della nanna.

Non vi sto consigliando di seguire alla lettera il crudele metodo di Estivill ma forse, da quello e altri libri che si trovano in commercio potete prendere spunti interessanti per confezionare un metodo su misura per voi e i vostri gemelli.

Qualunque cosa deciderete di fare, ricordate che la vostra salute mentale è importante e va preservata. Quindi non dovete sentirvi pessime madri, se siete sole in casa e vi concedete un minuto per riprendere fiato e distendere i nervi mentre i gemelli piangono nell’altra stanza.

Loro sono due (o più), voi siete sempre una.

metodo per far addormentare i gemelli

 

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Author

Laura. Donna, quasi moglie, mamma tascabile delle twins, orgogliosa zia di due adolescenti e della polpetta, blogger, creartista e webaholic. Scrivo di me, di loro e di tutto...per non dimenticare niente.

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