mamme-mancate

Siamo abituati a curare il nostro praticello. A vederne l’erba crescere rigogliosa e ad invidiare quella del vicino sempre più verde. Se poi capita, invece, che nella casa proprio accanto a noi, l’erba non cresca affatto, allora continuiamo ad annaffiare stando ben attenti che l’acqua non invada il confine perché tanto “affari suoi” .

Solo che poi quel praticello ce lo portiamo dentro e vien fuori ad ogni occasione: al gay pride, ai diritti delle coppie di fatto, all’eutanasia, alle nuove scoperte scientifiche, alle neo tecnologie, alle moderne tecniche medico/sanitarie. Tutto ciò che non ci riguarda, che vediamo da lontano, che non conosciamo diventa “affar d’altri” oltre che “diverso”, quindi non deve esistere ed è sbagliato anche solo che si affacci a respirare la nostra stessa aria.

Oggi è stata una bellissima giornata di sole ed ero convintissima che niente e nessuno avrebbe potuto annuvolare questo cielo azzurro. Invece mi capita di leggere un articolo su Vanity Fair che all’improvviso porta una nube tossica su questo giovedì di fine estate. Sottolineo ‘Vanitiy Fair’, mica “Dillo a Sabrina” del giornaletto di quartiere letto solo da qualche centinaio di persone.
Ve lo posto e poi sarò lieta di commentarlo con voi:

Mamme mancate, perché non adottate?

Più passano gli anni e più mi convinco di un pensiero che ho sempre avuto dentro di me: chi crede soltanto ai legami di sangue non merita nemmeno i progressi della scienza. Sono una lettrice devota, appassionata direi accanita ma da un giornale libero e liberale come Vanity Fair e da chi lo scrive mi aspetto più rigore nello scegliere le lettere. Sempre queste mamme mancate che si sfondano di punture, si allargano di ormoni, si illudono di viaggi verso strutture ospedaliere italiane e straniere alle volte si affidano a chiunque per la pancia. Ma un bambino che aspetta solamente di chiamarvi Mamma, sempre più spaventato, triste e forse deluso, in qualche angolo del mondo no eh??. Allora viva le mamme del cuore, della testa e della vita. Scusi la foga.
P.S.: io ho due gemelli “naturali” e non li volevo, nel senso che sono arrivati a sorpresa, io volevo adottare!”

Dopo i due minuti di profondo silenzio, che sono seguiti alla lettura di questo articolo, il primo istinto è stato quello di stendere l’ennesimo velo pietoso. Mi sono voltata per farlo, ma poi mi sono accorta di aver finito le mollette a furia di stendere! (cit).

Sicché l’ho riletto ancora, sempre dalla bacheca Facebook della donna che ne ha fotografato e postato il testo: lei ha 41 anni, i suoi primi 5 tentativi di PMA, di cui 4 negativi, alla fine le hanno dato Tommaso. Tommaso che desidera un fratellino, ma con una mamma “difettosa” non si può, si fa fatica. Le terapie sono lunghe, costose e mettono a dura prova sia la stabilità di coppia che quella economica. Malgrado questo, questa donna, per l’ottava volta, ci sta riprovando. E’ di nuovo in corsa e di nuovo con negativi da archiviare.

Cos’è un negativo per queste donne? Spesso è l’epilogo della tanta fatica che lo precede. Prepararsi fisicamente mesi e mesi prima, affrontare l’umiliazione di un intervento chirurgico in cui ginecologi, andrologi, embriologi aiutano a realizzare una gravidanza che naturalmente, nella comodità di una camera da letto o di un resort di lusso durante l’anniversario del vostro matrimonio, non arriverebbe mai. Dopodiché inizia l’attesa. Si ascoltano i sintomi, spesso inesistenti e creati solo dalla speranza. Eppure per queste donne “lui” c’è. Esiste già. Attendono solo che si aggrappi forte forte al proprio utero per camminare insieme, ogni giorno per i successivi nove mesi. Giorni lunghissimi, in cui speranza e disperazione si accavallano tra di loro, in cui il giorno segue alla notte, ma in fondo è solo un’altra data da depennare sul calendario, che lentamente le trasporta fino a quella importante delle beta.

Le più temerarie “sticcano” un po’ prima, ossia, fanno un test di gravidanza e restano a fissarlo col cuore in gola, da sole, nel bagno dell’ufficio o in quello della propria casa. Si consuma così l’ennesima delusione o si accende la luce della speranza.
Ma le più fragili no, vogliono cullarsi ancora un pochino nell’idea malinconica di una gravidanza, che a causa delle macchioline sul salvaslip probabilmente non ci sarà. Però in fondo al cuore ci sperano ancora, dopo aver letto tante storie di gravidanze iniziate così… magari questa volta la cicogna si è ricordata anche di loro.

In ambedue i casi, stick o non stick, si affronterà il temuto momento delle beta: l’attimo esatto in cui si apre la busta con il risultato del prelievo di sangue può cambiare due vite e tutte quelle di familiari e amici che, se sanno, ne soffrono eccome.
Ma lo zero del referto equivale a nulla, al vuoto, come quello che all’improvviso invade l’anima di queste guerriere senza armi e senza re che ogni volta cadono, si rialzano e ricominciano da capo.

E siccome non c’è mai fine al dolore di una donna che già lotta assiduamente per diventare genitore, esistono anche le mamme del cuore: quelle che il sogno lo avevano raggiunto, afferrato ma che poi, tanto velocemente e del tutto all’improvviso, le aveva abbandonate inermi, portandosi via il bene più prezioso. Per alcune durante la gravidanza, per altre poco prima o poco dopo il parto. Bimbi mai nati e mai dimenticati. Che spesso hanno un nome, un viso, un ricordo e tanta tanta sofferenza nella memoria di chi con gioia li stava aspettando.

Tutte queste sono famiglie annientate dalla guerra con la sterilità, in cui si vince o si perde ma non si pareggia mai. Qualcosa a casa lo porti sempre, che sia una lacrima, che sia una gioia. Qualcosa che resta dentro, aggrappato nell’anima, come parte di un te stesso che non esiste più.

Ecco. Io le ho conosciute queste “mamme mancate che si sfondano di punture, si allargano di ormoni, si illudono di viaggi verso strutture ospedaliere italiane e straniere alle volte si affidano a chiunque per la pancia” e credo che ci sia solo da inchinarsi davanti a simile tenacia, simile forza d’animo, simile coraggio.

Di tutte le gratuite opinioni, per nulla chieste per altro, che questa lettrice “devota, appassionata ed accanita” (non solo nel leggere la rivista, mi par di capire) esprime con tanto disprezzo verso un percorso che ha avuto la fortuna di non conoscere, ne trovo una che su tutte mi ha davvero destabilizzata e sulla quale riflettere:

Chi crede soltanto ai legami di sangue non merita nemmeno i progressi della scienza.

Trovo sia agghiacciante ridurre il percorso di PMA ad un mero desiderio di tramandare il proprio sangue. E trovo così di bassa cultura tale affermazione che mi fa comprendere ancor di più quanto digiuna sia questa lettrice sull’argomento.

A tal proposito e per colmare questa sua enorme lacuna, le consiglierei di leggere il libro “Naturalmente infertile“: storie di strade e di sogni, edito Graphe.it: una raccolta di percorsi PMA e adottivi, che apre finalmente gli occhi su una realtà che non è affatto come viene immaginata dai più, ossia la ricerca di un figlio con gli occhi blu o il salvataggio di un bimbo dal passato martoriato. E’ più semplicemente la ricerca di un figlio. Stop.

E ci sono percorsi in cui il legame di sangue non esiste proprio, si chiama “eterologa”, inizia laddove la natura ha totalmente interrotto il suo lavoro riproduttivo. Percorsi insomma ancora oggi causa di grossi dibattiti, spesso litigi, tra chi è a favore della sola adozione e chi apre le porte a nuove tecniche medico-scientifiche.

Una lettera come quella pubblicata dal quotidiano Vanity Fair forse avrebbe fatto meno scalpore se fosse stata scritta da un uomo, da una fanatica religiosa o da una persona anziana che non si sente assolutamente al passo con i tempi. Insomma, sarebbe passata inosservata, finendo nel dimenticatoio. Ma a dar risalto a quelle parole invece, è proprio la firma di una donna che chiude il proprio sfogo (perché così lo definisce) firmandosi mamma di “due gemelli e non li volevo, nel senso che sono arrivati a sorpresa, io volevo adottare”

Confesso che inizialmente ho pensato ad una farsa, una sorta di teatrino studiato ad hoc solo per scatenare vespai, tanto per vedere se la propria lettera di sdegno venisse pubblicata. Anonima, ma pubblicata.

Perché sono proprio questi articoli di giornale a far sì che restino anonimi i volti, le storie, le vite di tutte le donne coinvolte nel percorso della Procreazione Medicalmente Assistita. Intere famiglie che nascondono il proprio percorso per timore di venir giudicate, di essere considerate “genitori di serie B” o peggio ancora di essere compatite o marchiate come “quelli che han fatto l’inseminazione artificiale” . Ma quando le incontri queste famiglie, ti accorgi che di artificiale non hanno nulla e nemmeno quel passato fatto di sofferenza e speranza deve essere compatito, poiché le ha rese più unite, più forti, più sensibili anche verso problematiche lontanissime da loro.

Ma questi bimbi di sogno? Loro nati nel cuore ancor prima di nascere, rincorsi, acchiappati, partoriti, abbracciati, baciati… amati. Bambini che di “sintetico” (per riprendere la grossa scivolata della coppia Dolce e Gabbana che così appellava i bimbi nati grazie alla PMA) potrebbero avere forse solo qualche vestito. Basterebbe guardarli negli occhi per lasciarsi tutto alle spalle, anche la rabbia verso chi ha avuto non uno ma addirittura due gemellini che oggi candidamente confessa “ nemmeno voleva”.

La via dell’adozione, per tanto che se ne possa sentire o che se ne voglia dire, appartiene solo a chi la sente propria. A chi sceglie quel percorso per realizzare il suo desiderio di genitorialità. Appartiene a chi ha superato il lutto biologico e a chi ha accettato l’idea che mai potrà vedere un cuoricino battere attraverso il monitor di un ecografista.

L’adozione non è assolutamente un’opera di carità verso “un bambino che aspetta solamente di chiamarvi Mamma, sempre più spaventato, triste e forse deluso, in qualche angolo del mondo” .

Io le ho conosciute, le conosco queste mamme qui. E mai, nemmeno una volta, le ho sentite dire: “ho adottato per salvare un bambino spaventato, solo e triste nell’orfanotrofio”. Ma piuttosto han detto: “ho adottato perché quella era la nostra strada”. Una strada fatta anch’essa di difficoltà e paure sia prima che dopo la realizzazione del proprio sogno.

Questa signora non conosce nessuno dei due percorsi, ma crede di avere la verità in tasca per entrambi. Allora posso solo dirle, casomai mi stesse leggendo: stasera quando rientra a casa, abbracci forte quei figli che non voleva, e faccia in modo che mai sappiano che lo ha davvero pensato.
Si ritenga fortunata dell’immenso dono che la natura le ha dato e rispetti chi il suo stesso verde praticello se lo deve guadagnare lottando ogni giorno contro l’infertilità. Perché quest’ultima non è causa del “volere di Dio” ma può essere ciò che resta di una grave malattia, di un gene impazzito, o del tempo che è trascorso mentre si costruivano le basi di un solido futuro.

Da oggi fermiamoci un po’ di più ad assaporare ciò che abbiamo, apprezziamolo, annaffiamo il nostro prato. E se dovesse capitare che quello del vicino non sia verde, allunghiamo il tubo dell’acqua e aiutiamolo a riprendere vita. Non diamo per scontato ciò che possediamo come un diritto sacrosanto, ma riflettiamo sulla fortuna dell’averlo avuto senza fatica. E ancora, mai offendere ciò che oggi non faremmo mai, perché potrebbe essere l’unica soluzione per una persona cara un domani. Pensate che tristezza proverebbe nell’apprendere che in quattro righe abbiamo disprezzato ciò in cui crede!

Ogni porta della nostra vita deve essere aperta a qualsiasi soluzione, idea o opinione diverse dalla propria, e comunque che anche queste ultime vengano espresse con la stessa delicatezza con la quale si accarezzerebbe una farfalla. Solo così forse potremmo diventare un paese libero. Libero di crescere nel rispetto degli altri.

(Photo credit: Andriele)

[button url=”https://www.facebook.com/thepocketmama?fref=ts”]SEGUI THE POCKET MAMA SU FACEBOOK[/button]

[button url=”https://www.facebook.com/groups/gemellitudine/?fref=ts”]GRUPPO FACEBOOK GEMELLITUDINE[/button]

avatar
Author

Sono Elena, ho 42 anni che se fossero portati meglio ne dimostrerei 10 in meno. Sposata, due figli e due cani. Avrei voluto anche 2 mariti, visto che uno per i lavori di casa non mi basta proprio. Amo leggere Camilleri, lo scrap digitale, gli album di foto più dei video (quelli mi fanno troppo commuovere) e la tecnologia. Inutile dire cosa odio o non sopporto, dovrei aprirci un blog…

17 Comments

  1. avatar

    Io sono una mamma PMA, vivo in Francia da anni e sono incinta (quasi al quarto mese, tra una settimana). Ho aspettato due anni e mezzo per questa gravidanza. L’ho raggiunta grazie a delle stimolazioni ormonali che non sono disponibili in Italia. Ho sofferto tanto, pianto, sperato, mi sono illusa, sono caduta dall’ alto ad ogni ciclo che portava ad un negativo. Mi hai fatto venire le lacrime agli occhi con il tuo post. Perchè mi capisci.
    Grazie

    • avatar

      Grazie a te Mi, grazie per non esserti arresa ed aver continuato a lottare, grazie per non aver dato ascolto a chi ti avrà detto centinaia di volte “ma chi te lo fa fare”.
      spero che almeno in Francia ci sia un pò più di empatia tra donne e che lettere come queste non sappiano nemmeno cosa sia…
      ti abbraccio… auguri per il tuo bimbo

    • avatar

      Io immagino che sia l ignoranza a dettare queste parole: molto spesso quando non conosciamo una realtà tendiamo ad essere cinici, a semplificare una soluzione che invece è tutto furchè facile, persino a contestare quella presa dallo stesso interessato. “io farei questo” “io farei quello”… ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…

  2. avatar

    4 anni di tentativi per diventare mamma…. 4 iui alle spalle, 3 icsi, 2 gravidanze biochimiche, infinita sofferenza, infinite lacrime…e poi leggo gente che si permette di giudicarci così…..e mi verrebbe di trovare questa persona e dirne 4 giusto perché capisca la cattiveria di ciò che ha scritto….
    Grande vergogna…ecco cosa deve provare!
    Scusa le parole forti ma mi tocca troppo dentro per non reagire così…..

    • avatar

      Hai ragione… le tue parole colpiscono il segno e potrebbero essere le stesse di tutte le donne che si sono sentite toccate dall’argomento. Ma tu non farti mai abbattere da ciò che gli altri pensano, vai dritta per la tua strada ed ascolta solo il tuo cuore…
      Ti abbraccio forte!

  3. avatar

    Sono appena uscita da IUI. Ho letto anche io quella lettera.
    Grazie

  4. avatar

    Sono una mamma fortunata, ma ne conosco tante che non hanno avuto la mia stessa fortuna. E ne ammiro la tenacia e la forza, che io non so se avrei avuto. A loro dico grazie per la lezione di vita che mi danno ad ogni tentativo, a te dico grazie per questo bellissimo post, spero venga letto e diffuso soprattutto fra le troppe menti minuscole e bigotte che popolano il nostro povero Paese.

    • avatar

      Grazie a te per aver dedicato il tuo tempo di mamma a leggere e commentare di un argomento fortunatamente a te lontano. Se tutti ci fermassimo ad ascoltare il prossimo, pur senza condividerne la problematica o l idea, forse si spianerebbe la strada alla soluzione di tante complicate realta che ci circondano!

  5. avatar

    Ho pianto e sto ancora piangendo…
    Una nonAncoraMamma PMA….

  6. avatar

    Vorrei che le tu parole fossero le mie, non potevi rispondere meglio di così alla persona che non sa nemmeno cosa si prova ad essere “naturalmente infertile”. Dopo 25 anni di sofferenze sono riuscita a diventare mamma grazie all’eterologa e dico a tutte di non mollare!!!

    • avatar

      Enanna… 25 anni sono tanti… tantissimi… sono un quarto di secolo trascorso a guardare il tempo che passa senza che nulla accada….
      Sei una grande donna… ! E spero davvero che chiunque stia percorrendo la strada della PMA possa pensare a te e trovare la forza di proseguire!

  7. avatar

    Ciao, 7 anni di ricerca naturale, poi fortunatamente quest’anno a gennaio accetto l’idea che forse da sola non ci riesco e decido di farmi aiutare, così completamente a digiuno decido di intraprendere un cammino PMA, poi scopro che bisogna bucarsi la pancia, ma lo supero. poi arriva il momento di provare altra sofferenza, ma riesci a superare tutto dalla forza che ti trasmettono altre donne che hanno vissuto e provato prima di te tutto questo e ti spingono a non mollare, ad affrontare ogni tentativo come fosse il primo, a cadere, piangere, ma a trovare la forza di rialzarsi… Mai un positivo… poi quel 7 agosto ecco le due lineette fare capolino dopo 7 anni di vuoto assoluto… finalmente le beta alte, poi vederle raddoppiare fino a credere che siano due gemelli, poi la conferma dall’ecografia che mostra due camerette gestazionali, ancora vuote, ma nella mia testa già arredate come se fossero abitate da un po’. E il sogno è iniziato davvero, il sentirsi mamma, il sentirsi piena, la sensazione di avercela fatta, che la sofferenza provata fino a quel momento aveva reso la gioia più grande… poi improvvisamente a Ferragosto, mentre il mondo era felice e si preparava alle sue scampagnate ecco le prime perdite, la corsa in ospedale e l’ennesima visita, l’ennesimo dottore che cerca in ogni modo di non illuderti da un lato e il non prometterti nulla dall’altro, perché le camerette ci sono ancora e si vedono. Poi l’ennesima batosta, le beta che in un attimo si abbassano e da 3000 si riducono a 300.
    Ora, se penso che un mese esatto fa a quest’ora avevo provato il terrore, ma avevo ancora la paura, se penso che avrei finito il secondo mese e sarei già entrata da giorni nel terzo, se penso che a quel 22 aprile 2016 sarebbero dovuti trascorrere ancora 6 mesi non riesco a fare a meno di disperarmi, di piangere, di continuarmi a ripetere perché proprio a me e continuo a pregare di avere la forza di non mollare, che ormai ci sono quasi e ci sono vicina!
    In tutta questa sofferenza, l’unico sorriso lo ritrovo leggendo questa lettera di questa persona (definirla donna o mamma è un complimento che non si merita), che al posto di perdere tempo ad esprimere la sua intelligenza e a regalarci pillole di saggezza, dovrebbe passare le sue giornate a pregare il Signore, che mai e poi mai uno o entrambi dei suoi figli, un giorno possa avere questi problemi e provare questa sofferenza, perché la Signora in questione non avrebbe le capacità e le palle per affrontare un minimo dolore.
    E’ facile lavarsi la bocca sparando sull’Adozione, ma avete idea di cosa significhi davvero? di che percorso arduo e difficile sia? dei paletti che vi sono?
    Sarebbe anche più facile, non si proverebbe nemmeno il dolore del parto, non ci sarebbero conseguenze di salute in alcuni casi anche grevi, che purtroppo alcune donne si portano a dietro.. La Signora lo sa anche dopo 2 gemelli può comunque adottare?
    ma concludo qui, non ho abbastanza tempo per occuparmi di persone insensibili ed insignificanti, finirei per dover andare avanti tutto il giorno!

Write A Comment

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: