Sì, avete letto bene: brisaola. Vi racconto il nostro week-end in Valchiavenna tra arte, natura e specialità gastronomiche come la brisaola.

Un sabato mattina autunnale, con un tiepido sole che invita a infilare le maniche di una felpa e un treno in direzione Colico. Il mio autunno è iniziato così: con un week-end in compagnia di mia figlia Nicole, per trascorrere un po’ di tempo in esclusiva alla scoperta della Valchiavenna.

Per chi non la conoscesse, la Valchiavenna è una zona alpina a nord del Lago di Como. Con la Valtellina, Livigno e la Val di Lei, compone la provincia di Sondrio ed è rinomata per le sue bellezze naturalistiche, per il patrimonio culturale e artistico e, non da meno, per le specialità enogastronomiche.

Il nostro week-end è stato il mix perfetto dei punti di forza di questo territorio che, in modi diversi, ci ha davvero conquistate.

Come si raggiunge la Valchiavenna.

La Valchiavenna si può raggiungere in auto percorrendo da Milano la superstrada dello Spluga che, passando per Colico, raggiunge Chiavenna.
Da Como tramite la SS 340 Regina.
Da nord invece si arriva dal Passo Spluga (chiuso durante la stagione invernale) e dal passo del Maloja tramite SS 37.

Oppure, come abbiamo fatto noi, con il treno regionale delle Trenord, destinazione Sondrio/Tirano e cambio a Colico per il collegamento con Chiavenna. La stazione ferroviaria è proprio adiacente al centro del paese.

A mio avviso il treno è mezzo più comodo, perché la strada è molto trafficata e il rischio code è alto. Vi consiglio però di arrivare in stazione con un po’ di anticipo rispetto all’orario di partenza, soprattutto se avete bambini piccoli, perché il treno è regionale e non si possono prenotare i posti a sedere. Il viaggio è durato circa un’ora e mezza e le carrozze erano molto affollate.

Dove alloggiare in Valchiavenna.

La Valchiavenna è meta non solo di week-end mordi e fuggi ma anche di vacanze lunghe tutto l’anno. L’offerta turistica è molto ampia e diversificata per rispondere alle esigenze di ogni tipo di clientela.

Si va dai campeggi e dai rifugi, per chi vuole totalmente immergersi nella natura, agli hotel 2,3,4 stelle, per chi preferisce il confort. Sul sito ufficiale del Consorzio di Promozione Turistica della Valchiavenna trovate tutte le soluzioni disponibili.

Noi abbiamo alloggiato all’hotel Crimea *** situato in una posizione strategica a pochi metri dalla stazione di Chiavenna e a due passi dal centro storico.

È una struttura a conduzione familiare, accogliente e confortevole, ideale sia per le famiglie che per i gruppi.

Il ristorante offre specialità locali e internazionali. Lo Chef Mattia Giacomelli ci ha accolti con un light lunch per farci assaporare alcuni piatti della tradizione Valchiavennasca, stupendoci anche con una ricetta a base di pesce 😉

Abbiamo pranzato nel Crotto, un ambiente storico e molto caratteristico, tipico della Valchiavenna e di altre zone alpine. I Crotti sono cavità naturali che si sono formate tra i resti di antiche frane. All’interno spira un’aria fredda, chiamata sorèl, che non supera mai i 10° e che crea l’ambiente ideale per la maturazione del vino e la stagionatura dei salumi e dei formaggi.

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Cosa vedere in Valchiavenna.

La Valchiavenna offre tantissime opportunità di svago e divertimento tutto l’anno.

Il territorio vanta svariate bellezze naturalistiche che, durante la stagione estiva, si possono ammirare seguendo i sentieri o i percorsi ciclabili. Durante l’inverno il comprensorio della Valle Spluga è invece un punto di riferimento per gli amanti dello sci provenienti da Milano e dalla Brianza.

Naturalmente è stato impossibile vedere tutto in un solo week-end ma siamo sicuramente riuscite a visitare alcuni tra i luoghi di maggiore interesse.

Tra le attrazioni naturalistiche spiccano le Cascate dell’Acqua Fraggia, che meritano sicuramente una visita.

Hanno origine dal Pizzo Lago a 3050 metri e si trovano in località Piuro. offrono uno spettacolo molto suggestivo a cui si può assistere da diversi punti. Le avevamo già viste da un piccolo promontorio laterale ma questa volta le abbiamo ammirate dal punto in cui il torrente si getta nel fiume Mera doppio un doppio salto.

Il nome Acqua Fraggia deriva da “acqua fracta”, cioè spezzata, perché l’acqua del torrente, che percorre due valli sospese, viene continuamente interrotta da cascate.

Le Cascate dell’Acqua Fraggia sono le “belle chadute d’acqua” riportate negli appunti del Codice Atlantico di Leonardo Da Vinci che percorse questa valle quando era ingegnere presso i duchi di Milano.

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(trova le differenze)

 

La Valchiavenna può essere definita un museo a cielo aperto perché, passeggiando per le vie del centro, si possono ammirare palazzi con ricche facciate, antiche fontane, opere d’arte ed edifici storici.

Tra i siti storico-artistici di maggiore interesse, abbiamo visitato la Collegiata di San Lorenzo e Palazzo Vertemate.

La Collegiata di San Lorenzo è il principale edificio religioso di Chiavenna. Fu probabilmente fondata nel V secolo con la costruzione di una prima chiesa cristiana a Chiavenna, dedicata al promartire San Lorenzo solo nel 973.

Nel tempo sono poi stati costruiti un edificio più ampio e funzionale, il campanile e il porticato. Nonostante le modifiche apportate e le ricostruzioni fatte, anche in seguito a un incendio del campanile, vi sono ancora conservati l’antico fonte battesimale monolitico in pietra ollare con sculture del 1156, e la Pietà di Guglielmo de Catello del 1433.

La chiesa, completamente ristrutturata e decorata con affreschi barocchi, conserva un organo a 2500 canne sulla controfacciata e l’altare maggiore opera di Antonio Silva della Val d’Intelvi. Sul lato destro si aprono due cappelle poligonali: una con la pala della Madonna con il Bambino di Pietro Ligàri e la salma di suor Maria Laura Mainetti della quale è in corso la beatificazione, l’altra, di autore ignoto, con santa Caterina e i santi Luigi Gonzaga, Francesco, Antonio abate e Domenico.

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Se invece si vuole ritrovare il Rinascimento all’interno delle Alpi, bisogna visitare Palazzo Vertemate Franchi.

Il Palazzo sorge a Prosto di Piuro ed è stato una delle più prestigiose e affascinanti dimore lombarde cinquecentesche. Fu eretto nella seconda metà del XVI secolo dai fratelli Guglielmo e Luigi Vertemate, esponenti di una delle famiglie più facoltose di Piuro.

La facciata del palazzo è essenziale, dominata da un arco di mattoni a vista che sormontano l’ingresso.

All’interno, le pareti e i soffitti a volta sono affrescati con scene e figure mitologiche ispirate in particolare alla metamorfosi di Ovidio. Ma le meraviglie del Palazzo sono soprattutto i soffitti intarsiati e le Stüe, i locali riscaldati e internamente rivestiti in legno, in cui la famiglia si riuniva e accoglieva i suoi ospiti.

Grazie alla posizione climaticamente privilegiata, proprio davanti al palazzo verdeggia il meraviglioso vigneto per la produzione del Vertemate Vino Passito. Insieme al frutteto, all’orto e al giardino all’italiana, il vigneto crea un ambiente incantevole che lascia facilmente immaginare la vita di una famiglia nobile del Cinque-Seicento.

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Specialità culinarie della Valchiavenna.

Come avrete intuito questo è stato un week-end anche all’insegna del buon cibo 😉
Né io né Nicole siamo grandi mangione ma le specialità valchiavennasche sanno soddisfare anche palati difficili come i nostri.

Per vivere la più autentica esperienza e gustare tutti i piatti tipici della tradizione valchiavennasca, il luogo ideale è il Crotto Quartino, il Crotto n. 1 in Valchiavenna.

In occasione della serata a tema Sabato 1930, ci è stato proposto un menù con salumi tipici, tra cui non è mancata la brisaola, formaggi del “vero montanaro”, cavolo rosso e cipolla in agrodolce e i favolosi Sciatt, che sono frittelline tonde e croccanti ripiene di formaggio, tipiche della Valtellina ma molto apprezzate anche nelle zone limitrofe.

A seguire i Pizzoccheri bianchi, da non confondere con quelli valtellinesi. Quelli valchiavennaschi sono i gnocchetti bianchi mantecati con tanto burro, salvia e formaggio.

Qualcuno ha trovato posto anche per le costine di maiale “Marziglia” e le salsiccette, accompagnate con patate al forno e polenta taragna. Noi, dopo il tris di pizzoccheri, ci siamo limitate a un assaggio di polenta.

Abbiamo poi chiuso la cena con la Focaccia Fioretto, una soffice torta ricoperta di zucchero e semi di anice (il fioretto) e i Precetti, i biscotti di Prosto preparati con la ricetta segreta di Crotto Quartino. Devo assolutamente trovarla, perché ormai ne sono dipendente e sto quasi terminando quelli che ho portato a casa!

La luce delle candele che illuminava il crotto, un manipolo di “rudi montanari” che intonava canti popolari, il rito del campanaccio che annunciava l’arrivo dei pizzoccheri, hanno ricreato l’atmosfera di un tempo ormai lontano, rendendo la serata ancora più speciale.

crotto-quartino

 

Il Dì de la Brisaola

Il nostro week-end in Valchiavenna si è concluso nel migliore modi, ovvero con il Dì de la Brisaola.

Il Dì de la Brisaola è un evento gastronomico che si svolge a Chiavenna il primo week-end di ottobre: un itinerario alla scoperta della brisaola che è nato proprio a Chiavenna.

La “carne salata” ha origini che risalgono al 1400 e ancora oggi viene chiamata brisaola (da brisa: ghiandola bovina molto salata) nelle botteghe locali per distinguerla da quella prodotta in Valtellina.

Nel Dì de la Brisaola, il paese di Chiavenna è in festa. Nelle vie del centro storico i produttori locali allestiscono angoli suggestivi e caratteristici, per offrire ai passanti assaggi di brisaola accompagnata da un calice di buon vino.

Nel frattempo le GuggenBand Ticinesi si sfidano suonando brani moderni interpretati in chiave swing.

Dì-de-la-Brisaola-Chiavenna
fracass-band-ticinese-
Vini-valchiavennaschi

Tra gli artigiani della bresaola, c’è il laboratorio Bresaola Ferraro, che nasce dalla collaborazione di Simone Ferraro, artigiano della carne salata, e Mamete Prevostini, imprenditore nel mondo del vino. Insieme continuano l’antica tradizione valchiavennasca, producendo i loro prodotti con la stessa cura e maestria di un tempo.

Sento ancora il profumo del risotto con la brisaola, che dal vicolo ci invitava a entrare nella corte per un assaggio. Lo avete mai provato?

Naturalmente per visitare la Valchiavenna non dovete aspettare il prossimo Dì de la Brisaola. Potete andarci in qualunque momento dell’anno per godere delle sue bellezze artistiche, naturalistiche e anche gastronomiche.

Nell’attesa di tornarci, ci consoliamo con i pizzoccheri, che sono il piatto perfetto per l’autunno che ormai è davvero arrivato. Vi aspetto qui con la ricetta 😉

 

(articolo in collaborazione con il Consorzio per la promozione turistica della Valchiavenna)

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Author

Laura. Web dipendente per divertimento e per lavoro. Appassionata di fotografia, moda, make-up, viaggi, disegno e handmade. Da 13 anni "mamma delle gemelle" Nicole e Michelle

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