Gemelli: binomio di fatica e forza. La storia di mamma Antonia

Gemelli: binomio di fatica e forza. La storia di mamma Antonia.

Quando si pensa ai gemelli si pensa subito alla fatica. Effettivamente i gemelli mettono noi genitori a dura prova, spesso fin dalla gravidanza e dal parto, per continuare poi a farci penare anche nelle diverse fasi della crescita.

E’ incredibile però quanto qualcosa di così faticoso, possa donarci tanta forza in un momento difficile della vita.

Ed è proprio quello che è successo ad Antonia, mamma di due gemelle, che ci racconta la sua storia e la felicità che la gemellitudine ha portato nella sua vita…

Nomi ed età delle twins?

Le mie bambine compiranno 4 anni il prossimo 3 maggio e si chiamano Agnese e Lucia. Sì, come mamma e figlia ne “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, ma non è da lì che abbiamo preso spunto, anzi, solo dopo aver scelto i nomi abbiamo fatto mente locale al romanzo, contenti di aver scelto nomi “classici”.

Sono gemelle monozigote o dizigote?

La gravidanza è stata monocoriale biamniotica, quindi le mie bimbe sono monozigote.

“Sono due” come avete reagito?

Abbiamo saputo di aspettare due bambini alla nona settimana. Venivo da una precedente gravidanza interrottasi con aborto spontaneo all’ottava.

In questa seconda gravidanza il mio ginecologo mi visitò alla quinta settimana e tutto era nella norma, poi per precauzione, visto il precedente, mi volle rivedere alla nona.

Arrivata nel suo studio gli dissi che mi sentivo stanchissima, ma soprattutto sempre con il fiato corto: non riuscivo a fare una rampa di scale, mi dovevo fermare due o tre volte. Mi sembrò perplesso, o forse io lo vidi così, timorosa per come era andata la prima volta.

Mi accomodai sul lettino e mio marito su una sedia lì di fianco. Poco dopo il dottore mi disse (lo ricordo come se fosse ora):

“Antonia, è chiaro perché sei così in affanno, sono due!”

Io risposi immediatamente: “No dottore, ci deve essere un errore, non abbiamo gemelli in famiglia e io non ho fatto cure di alcun tipo!”.
“Nessun errore, si vedono perfettamente”.

Solo allora alzai gli occhi sul monitor e, colpita da un’onda di emozione che non so descrivere, le vidi per la prima volta. Il mio sguardo successivo fu verso mio marito, Massimiliano, che non aveva aperto bocca: mi sentii “in dovere” di chiedergli se aveva capito e lui mi rispose con un sintetico “sì”. Riacquistò l’uso della parola dopo circa un quarto d’ora!

A parte lo sbigottimento iniziale, appena usciti dallo studio iniziammo a sentirci dei “prescelti”, protagonisti di una situazione rara e particolare, straordinaria, che ci avrebbe resi persone migliori.

Mi piace raccontare anche che, al termine della visita, chiamai subito a casa dei miei genitori (in Toscana, io allora vivevo a Milano), ripose mio padre: “Allora, come è andata? Tutto a posto?”. Io: “Sì, ma c’è un piccolo dettaglio”. Mio padre: “Sono due?”. Io: “Sì”. Mio padre: “Ti passo la mamma!” Ancora non mi spiego come abbia fatto ad indovinare subito, senza un attimo di esitazione!

Com’è stata la gravidanza?

Innanzi tutto vorrei dire che non mi sono mai fasciata la testa con domande tipo: come faremo? come ci si potrà organizzare? e così via.

Ho vissuto l’attesa con serenità, sapevo che ce la saremmo cavata bene, e che non c’era bisogno di preoccuparsi troppo sul dopo nascita. Certo, pensavo a cose pratiche (casa – noi abitavamo in un due locali-, lettini, passeggino, etc.), ma sulla gestione non mi sono mai soffermata più di tanto.

Il mio pensiero era che quando mi ci fossi trovata, avrei anche saputo come organizzarmi. E così in effetti è stato. Non saprei come spiegarlo, ma è come se in maniera “naturale” io abbia affrontato le cose giorno dopo giorno.

Da un punto di vista fisico è stata davvero una buona gravidanza: infatti la gravidanza monocoriale biamniotica, più in generale quella gemellare, è considerata a rischio, quindi il ginecologo avrebbe voluto mettermi in maternità anticipata, anche perché per raggiungere l’ufficio dove allora lavoravo facevo in auto 40 km ad andare e 40 a tornare.

Ma dato che mi faceva controlli molto frequenti, ci accordammo che di volta in volta mi avrebbe detto se potevo continuare a lavorare o no. Ho lavorato fino al settimo mese!

Certo, la pancia era ingombrantissima (prima del ricovero in ospedale, due settimane prima del parto, avevo preso 20kg – quasi esclusivamente tutti sulla pancia- non so di quanti chili io fossi il giorno prima del parto! Per mia fortuna sono alta 1,78!), i primi tre mesi dormivo, dormivo e dormivo e ho sofferto di acidità di stomaco dall’inizio del quarto mese fino al giorno del cesareo, ma non ho mai avuto problemi importanti.

Da un punto di vista emotivo è stata un po’ più dura: appena resosi conto che aspettavo due gemelli, il ginecologo mi espose tutti i rischi di una gravidanza monocoriale biamniotica, tra cui il più “importante” è la sindrome da trasfusione feto-fetale (TTTS, acronimo in lingua inglese per twin-to-twin transfusion syndrome).

Ecco quindi che mi sono dovuta sottoporre ad ecografie molto frequenti (in media ogni tre settimane) per verificare la crescita dei feti e per assicurarsi che non ci fossero grosse differenze di peso e dimensioni.

E quindi ogni volta ero in ansia, scrutavo il ginecologo in volto per vedere le sue espressioni, in cerca di segni rassicuranti.

Certo, è andata sempre bene, ma allora non è che la vivessi con leggerezza, tutt’altro. Temevo di sentirmi dire che c’erano problemi di crescita.

Inoltre io avevo a mio “sfavore” l’età: ho conosciuto colui che oggi è mio marito a 38 anni, ci siamo sposati che ne avevo 39, ho avuto una prima gravidanza con aborto spontaneo…ho partorito a 41 anni.

Scegliemmo di fare la villocentesi (anche in questo caso non ho avuto alcun tipo di problemi, il giorno dopo l’esame ero già al lavoro), ma l’ansia dell’attesa per conoscere l’esito è stata enorme, non trovo parola diversa.

Quando mi chiamò il dottore, dal suo cellulare e non dal numero di studio, mi prese un colpo. In un nanosecondo la mia mente aveva già pensato che se mi chiamava dal cellulare c’era qualcosa di urgente e quindi qualcosa non andava.

Il tono della sua voce mi tranquillizzò subito e lì seppi (era la fine di novembre 2012) anche che erano due femminucce. Dopo l’ansia, il pianto di gioia.

La data prevista parto era il 6 giugno 2013: a metà aprile il ginecologo mi fece ricoverare in ospedale perché sarebbe partito per delle vacanze fissate da tempo e voleva essere sicuro che io fossi ben seguita (mi aveva già anticipato che non sarei arrivata a termine).

In ospedale mi dissero che mi avrebbero programmato il cesareo alla 36+0, ma proprio in quell’ultimo periodo aumentò la differenza di peso tra le due bambine; considerato che nel corso della 35^ nessuna delle due era ulteriormente cresciuta, pur non essendoci sofferenze di alcun tipo, mi anticiparono il cesareo di una settimana. E così, il 3 maggio 2013, a 35+0 sono nate Agnese e Lucia.

Ci racconti il giorno del parto?

Ho lasciato la stanza dove ero rimasta per due settimane la mattina alle 7.

Le ostetriche avevano detto a mio marito che sarebbe potuto arrivare tranquillamente alle 8, ma in realtà sarebbe stato meglio se fosse arrivato prima, perché a quel punto io avevo la borsa e la fede da lasciare a qualcuno e non sapevo come fare.

Mi portarono in sala parto (anzi, ci andai io a piedi) e lì iniziò la preparazione. Sinceramente mi è sembrato di trovarmi in un “figlificio”: i ginecologi controllavano l’elenco delle partorienti e dicevano “Questa la prendo io, la trigemina falla tu”, etc…piuttosto impersonale: sei una delle tante, non una mamma che sta per abbracciare suo figlio.

Poco prima delle 9 toccò a me (nel frattempo il marito era arrivato, un’ostetrica gli aveva consegnato gli effetti personali, ma io non ero riuscita a vederlo prima del parto).

Arrivai in sala parto, epidurale e via….nacque prima Lucia, alle 9:27, me la fecero vedere velocemente e la portarono via. Due minuti dopo arrivò Agnese, ma era piccola, pesava 1,4 kg, non me la fecero nemmeno vedere.

Ero intontita, non mi rendevo conto di che succedeva, sentivo che dicevano qualcosa sul sangue…solo dopo venni a sapere di averne persi due litri e di aver rischiato una trasfusione.

Nel primo pomeriggio mi portarono in camera, mia mamma e mio papà al mio fianco, mio marito faceva la spola tra me, Agnese in TIN e Lucia al nido ma in culla termica (Lucia pesava 2kg).

Io non mi potevo muovere perché cateterizzata come da prassi.

Non ho un bel ricordo di quel giorno, anche perché Agnese andò in TIN, ovvero accadde quello che non avrei voluto accadesse.

Mentre ero ricoverata prima del parto vedevo spesso, in fondo ad un corridoio vicino al mio reparto, tante persone che si affollavano davanti ad un vetro: erano i parenti di bimbi in TIN, ad una determinata ora le infermiere del reparto alzavano le tende e si potevano vedere i bambini nelle cullette termiche…ed io speravo che non capitasse anche a me.

Non è stato così, ma grazie a Dio Agnese stava bene, respirava autonomamente e si alimentava, doveva solo prendere peso (è stata in TIN 18 giorni e poi è venuta a casa).

Questa situazione, oltre all’impersonalità del momento, al non aver visto mio marito prima del cesareo, ha però influito sul mio ricordo di quel giorno.

Com’è stato il primo anno con le gemelle?

Purtroppo il primo anno per me è stato un periodo molto brutto, ovviamente non per via delle piccole, ma per un grave lutto che mi ha colpita.

Quando le bambine avevano un mese venimmo a sapere che mia madre aveva un tumore: operata poco dopo, ci dissero che non c’era nulla da fare: tre mesi di vita, non di più.

Raggiunsi i miei genitori nella casa in campagna che avevano in Toscana (dove adesso viviamo stabilmente- abbiamo traslocato a luglio 2015); questo spostamento durante i mesi di maternità era già in progetto, a prescindere da mia madre, perché le bambine avrebbero respirato aria buona.

Ma da un periodo meraviglioso si è trasformato in un periodo di grande sofferenza: da una parte facevo la mamma, dall’altra l’infermiera e figlia che accompagna la propria madre nel suo ultimo viaggio.

Non le abbiamo mai detto la diagnosi completa, sapeva solo di avere un tumore…fece la chemioterapia con gioia, ebbe una ripresa incredibile contrariamente a tutte le aspettative e naturalmente io….mi illusi.

Il 15 settembre era la data fissata per il battesimo delle bambine, mamma c’era, stava bene ed era con noi.

Dopo, il declino. Venerdì 13 dicembre 2013 smise di soffrire. Io ero lì a tenerle la mano, come ci eravamo promesse tanto tempo prima.

Fino alla fine mi ha detto: “Quando starò meglio andremo a cena fuori”: è stata mamma fino in fondo, anche se sicuramente aveva capito tutto.

Perché vi racconto tutto questo?

Perché la mia forza sono state Agnese e Lucia, due bambine sempre sorridenti, pacioccone e serene: arrivavo a casa da loro e mi sembrava di rinascere.

Certo, era un forte contrasto, la vita da una parte, la morte dall’altra, ma senza di loro avrei certamente vissuto quel periodo in modo molto più tragico.

Loro erano creature, le mie creature, che dipendevano da me, avevano bisogno di me e contemporaneamente io traevo da loro la forza di affrontare tutto questo.

Quindi care bi-mamme, godetevi le vostre mamme, anche se sono invadenti (come era la mia!), hanno le loro idee, ci litigate: godetevele! Quando se ne vanno lasciano un vuoto che non si colma più.

E dopo avervi intristite un po’, passo anche a raccontarvi le bellezze del primo anno di vita delle piccole: lo studio delle dita della mano, l’imparare a mettersi il ciuccio in bocca da sole, lo svezzamento, le prime pappe, il tavolo sporco di mangiare, il primo dentino, i primi passi, la prima parola (mamma!), la meraviglia per qualsiasi cosa.

Ecco sì, questo è un valore fondamentale: vedere le cose con gli occhi di un bambino, tutto è una meravigliosa scoperta.

Siamo stati genitori che hanno dato loro dei ritmi e non li abbiamo mai sballati, ovviamente con nostro grande sacrificio, ad esempio quando avevano 13 mesi eravamo in vacanza al mare: alle 20.30 (ora in cui le pupe si addormentavano) noi eravamo nella camera dell’albergo a luce spenta.

Dopo che si erano addormentate riaccendevamo le luci sui comodini per chiacchierare e leggere un po’.

Pranzo fuori? Mai, fino a quando il pisolino pomeridiano si è spostato verso le 14 o poco dopo.

La sera a letto si sono sempre addormentate da sole: le portavamo (e lo facciamo tutt’ora) in cameretta, ognuna nel suo lettino (a parte i primi tre mesi di vita in cui il lettino- uno solo- era in camera nostra), qualche coccola, i baci della buona notte e poi noi a fare altro (rigovernare, lavatrice da stendere, doccia, …) e loro tranquille ad addormentarsi.

Tutto questo, dicevo, è stato un sacrificio, che però ci ha ripagati con bimbe serene, che non hanno avuto problemi nello svezzamento, nell’assaggiare sapori nuovi, nel dormire, nell’umore.

E poi ci sono stati i problemi di vita quotidiana. Ad esempio, il passeggino non entrava nell’ascensore, quindi se l’adulto era da solo era recluso in casa.

Ma alle mamme di gemelli si aguzza l’ingegno, e infatti per uscire ci siamo comportati così: finché stavano negli ovetti, le mettevo negli ovetti, scendevo in ascensore e una volta giù mettevo gli ovetti sul passeggino.

Poi siamo passati ad una cesta per giochi con le ruote: le mettevo dentro a sedere e spingevo la cesta nell’ascensore.

Quando anche la cesta è diventata piccola per contenerle entrambe, ho acquistato la “macchina cavalcabile 4 in 1 Chicco”: una la mettevo a sedere lì, l’altra la tenevo in braccio e così scendevamo a prendere il passeggino. Fino a quando hanno iniziato a stare in piedi e la cosa è decisamente migliorata!

E poi le domande dei passanti: che belli, gemelli? maschio e femmina? due maschietti? signora, ma come fa? il mio è da solo ma fa per due! e così via.

E certe volte ti fa piacere fare due chiacchiere e sentirti orgogliosa di avere due gemelli, altre sei talmente stanca che non hai minimamente voglia di rispondere a domande molto spesso assurde!

E vogliamo parlare della fatica fisica (e in questo caso magari l’età della mamma influisce!)? Da quando hanno 8 mesi le porto in piscina: una barzelletta!

A 8 mesi non camminano, il passeggino negli spogliatoi non si può portare….vi lascio immaginare me e la tata che avevamo a Milano negli spogliatoi a vestirle per non far loro prendere freddo, mentre noi restavamo nel costume bagnato!

E poi i raffreddori in contemporanea o a distanza di due giorni una dall’altra, le febbri (per fortuna fino ad oggi molto poche), le litigate (sì, sono iniziate anche quelle)…

Insomma, un’esperienza di vita che si comprende appieno solo quando la si vive, ma un percorso meraviglioso di crescita, anche personale e di coppia, insieme ai propri gemelli.

Quali cose ritieni che siano assolutamente indispensabili per gestire al meglio i gemelli e quali invece del tutto inutili?

Ovviamente ex post è tutto più semplice, ma mi sento di dire che per gestire al meglio due gemelli occorrano principalmente: un grande senso pratico e regole da dare ai bambini. L’ovvio, in sostanza!

I gemelli sono un’avventura meravigliosa, stancante sia fisicamente che mentalmente, ma meravigliosa. Le stesse espressioni, le stesse posizioni assunte inconsapevolmente, i dialoghi tra di loro, le risate di coppia, gli abbracci per consolarsi sono emozioni pure per i genitori, emozioni che ti ripagano di tutta la stanchezza che accumuli.

Ma il senso pratico e la capacità di organizzarsi sono un valido strumento che permette ai genitori di gestire al meglio la vita quotidiana.

E le regole per i bambini sono fondamentali (questo sono convinta valga anche per i figli unici), perché danno la possibilità di avere qualche spazio (poco!) per se stessi.

Se invece andiamo sugli “oggetti”, io ho trovato fondamentale un buon passeggino, maneggevole e con ruote robuste (noi avevamo il Twin Pulsar della CAM), dei buoni biberon (a me non è venuto il latte, le mie pupe sono cresciute con quello artificiale), gli scaldabiberon che scaldano il latte alla temperatura giusta e il mangiapannolini (altrimenti avremmo avuto la spazzatura sempre piena!).

Cosa non riacquisterei o non suggerirei di acquistare? Marsupio, spazzole per capelli, creme per il cambio pannolino (io ho usato sempre e solo la polvere composta da Arnica ed Echinacea della Weleda e non ho mai avuto problemi di sederini arrossati – e aggiungo che usavo le salviette solo se eravamo fuori casa, altrimenti le ho sempre lavate con acqua e sapone delicato).

Altro oggetto che non ho usato (né acquistato) è stato il baby monitor: grazie ad un udito che definirei “selettivo”, ho sempre sentito le bambine durante il mio sonno, eppure io ho il sonno molto pesante (se mio marito si alza per andare in bagno non lo sento, se le bambine tossiscono mi sveglio immediatamente).

Mia mamma mi ha sempre detto che una volta avuti dei bambini il sonno cambia e la mamma sente quello che deve sentire: aveva ragione!

Vestite uguali o diverse?

Diverse, almeno nel colore.

Ultimamente ho delle difficoltà nel vestirle diverse, perché sta succedendo che entrambe vogliano la maglietta fucsia e nessuna quella arancione, oppure il vestito con la volpe e non quello coi girasoli….e quindi propongo loro di alternarsi. Ogni tanto funziona bene, ogni tanto un po’ meno.

Ma del resto succede anche che mi dicano tutti i giorni: “Quello che fai a una lo devi fare anche all’altra!“. Ed ecco che contano se faccio il solletico una o due volte, per essere sicure di godere dello stesso trattamento, controllano quante caramelle do ad una, per prenderne in numero uguale, se faccio una smorfia ad una, l’altra mi chiede di farla anche a lei, e così praticamente su tutto!

La domanda più assurda che ti abbiano mai fatto sulle gemelle?

Prima domanda assurda in ordine di tempo, di fronte alle figlie di 4 mesi vestite di rosa, con tulle, gonna, cappelli rosa: “Che carini, sono due maschietti?”

Seconda domanda assurda in ordine di tempo, figlie di circa un anno, vestite con abitino: “Mamma mia ma sono uguali! Ma sono gemelli?”

Cos’è per te la gemellitudine?

Un miracolo della natura. E’ straordinario pensare (mi capita molto spesso) quanto sia meraviglioso e incredibile il percorso di fecondazione dell’ovulo e della sua divisione in due embrioni.

C’è una recente foto di Agnese e Lucia sedute sul Bruco al Luna Park: hanno la testa girata dalla stessa parte, la stessa mano allungata in avanti, l’altra mano (la stessa) appoggiata sul manubrio…credo non servano commenti!

Quale consiglio daresti alle future mamme di gemelli?

Mamme, io sono convinta che a tutto ci sia una spiegazione (anche se magari sul momento non ce ne rendiamo conto).

Se state aspettando due (o più) gemelli, significa che siete le persone giuste e che saprete affrontare al meglio la vita con i vostri bambini.

Il consiglio è quello di non preoccuparsi, andrà tutto per il meglio perché noi siamo delle prescelte. Avere dei gemelli è un onore, un dono speciale riservato solo a pochi!

 

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Author

Laura. Donna, quasi moglie, mamma tascabile delle twins, orgogliosa zia di due adolescenti e della polpetta, blogger, creartista e webaholic. Scrivo di me, di loro e di tutto...per non dimenticare niente.

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